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70 Edizione Nastri D’argento

Alla 70ma edizione dei Nastri d’Argento, assegnati a Taormina, trionfa “La pazza gioia” di Paolo Virzi. Premiate anche le sue protagoniste, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi. Nastro d’Argento a Stefano Accorsi per “Veloce come il vento” e alle pellicole “Perfetti sconosciuti” e “Lo chiamavano Jeeg Robot”. A Carlo Verdone il premio dedicato a Nino Manfredi.

Fa incetta di premi la pellicola di Paolo Virzì, non solo per miglior film, ma anche per le migliori attrici protagoniste, Valeria Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti, per la sceneggiatura, scritta dal regista con Francesca Archibugi, e per i costumi di Catia Dottori.

Nastro d’Argento a “Perfetti sconosciuti” come miglior commedia, per la canzone di Fiorella Mannoia (di cui è autrice con Bungaro e Cesare Chiodo) e Nastro collettivo al cast composto da Anna Foglietta, Alba Rohrwacher, Kasia Smutniak, Giuseppe Battiston, Edoardo Leo, Marco Giallini e Valerio Mastandrea.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” vince il premio per il miglior esordio e quello per il miglior attore non protagonista, Luca Marinelli.

Premiati anche gli attori Stefano Accorsi (per Veloce come il vento), Greta Scarano (attrice non protagonista per Suburra). Pietro Valsecchi è il miglior produttore per “Quo vado?”. Carlo Verdone insieme ad Antonio Albanese vince il premio dedicato a Nino Manfredi.

Il Sindacato dei giornalisti cinematografici ha deciso di assegnare alcuni “Nastri dei 70 anni”: riconoscimenti due volte speciali perché legati ad un forte impegno nell’attualità. Un premio che va quest’anno a Giuseppe Fiorello e Massimo Popolizio (Paolo Borsellino e Giovanni Falcone in “Era d’estate” di Fiorella Infascelli), a Leo Gullotta che condivide il suo compleanno con i Nastri e lo riceve nel trentennale del premio a Giuseppe Tornatore per il suo film d’esordio “Il camorrista”. Un premio per il particolare impegno rispettivamente sul tema dei diritti civili e sul ‘caso Eternit’ va, ancora, a Sabrina Ferilli (con “Io e lei”, oltre la qualità dell’interpretazione un’autentica militanza prima della legge Cirinnà) e Marco D’Amore (“Un posto sicuro”).

Di Ivan Scinardo

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