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’78 VAI PIANO MA VINCI, il rapimento Filippi

Nel 1978 il 23enne Pier Felice Filippi viene rapito dalla ‘ndrangheta. Rimane 76 giorni in prigionia prima di riuscire a liberarsi, fuggire e far arrestare tutti i suoi rapitori.

Una storia (purtroppo) di normale cronaca per gli anni ’70 in Italia, meno usuale per la cittadina piemontese di Mondovì ma sicuramente unica per la famiglia Filippi, sia per i genitori/parenti/amici che quei giorni vissero e ora raccontano nel documentario “’78 – Vai Piano ma Vinci“), sia ancor più per Alice, figlia di Pier Felice, che in quei giorni ovviamente non c’era e che solo recentemente ha scoperto.

Un dramma familiare a lieto fine ma che ha comunque inevitabilmente segnato le vite e i comportamenti di chi lo visse. La voglia di entrare a far parte di quel ricordo e di quei momenti, per la figlia che non sarebbe mai nata se le cose avessero preso un altro corso, si esplicita nel documentario d’esordio di Alice Filippi, il cui titolo – oltre a riprendere l’anno in cui tutto ciò avvenne – cita una massima che la madre di Pier Felice gli ripeteva prima delle sue gare di rally, e che tanto cruciale divenne a sorpresa nelle fasi della sua fuga.

Ben scritto, capace di tenere la tensione anche di una storia il cui finale è noto, in grado anche di ben amalgamare le interviste ai protagonisti con le riprese di fiction (che fungono solo da immagine di copertura del racconto). Un documentario coinvolgente e riuscito, una storia di famiglia che forse, finalmente, si potrà archiviare.

Di Ivan Scinardo

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