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Addio Nino Buttita

Un uomo straordinario ha condizionato la mia crescita culturale e professionale; è morto stamattina, l’antropologo Nino Buttitta. Si é spento nella corsa all’ospedale fra le braccia della moglie a 83 anni. Abbiamo vissuto anni meravigliosi e nell’ultimo periodo eravamo un pò distanti fisicamente ma sempre presenti con affettuosi e sinceri messaggi. A dicembre, per la tradizionale telefonata di buone feste, mi disse, sussurrando con la voce stanca e affranta, “penso che morirò a Natale”. Non stava bene nell’ultimo periodo e preferivo evitare di disturbarlo. Nella mia vita ha rappresentato un modello di persona eccellente, a cui ispirarsi ogni giorno, per diventare, un uomo migliore e virtuoso. Il grande filosofo Aristotele indicava Talete e Anassagora, ma anche Socrate, come esempi di saggezza. Loro insegnavano la virtù della sapienza, la stessa che ho imparato in questi anni da Nino Buttitta. Lo aspettavo ogni mattina, ai Cantieri culturali della Zisa a Palermo; lui arrivava lento e un po’ impacciato; gli anni si facevano sentire con dolori alle gambe lancinanti. Ma lui ci teneva a sedersi nella sua poltrona da direttore scientifico della scuola di Cinema. Era stato voluto dal sociologo Francesco Alberoni, per fare decollare la sede Sicilia del Centro Sperimentale di Cinematografia, di cui ho l’onore di dirigere dal 2010. Era infinitamente grande, con un purezza d’animo e una genuinità fuori dal comune. Preferiva sempre farsi accompagnare a scuola dall’insostituibile e meravigliosa Janne Pasqualino, donna generosa e dispensatrice di serenità e nobiltà, quella vera, non costruita. Con lei ho pianto come un bambino, stamattina, la scomparsa del “professore” e penso forse che difficilmente in futuro mi capiterà di conoscere e frequentare un uomo così “immenso”. Con Nino volavo con la fantasia, mi stava sempre vicino nei momenti di stress e nervosismo e aveva sempre da dirmi una frase diversa che riusciva a cambiarmi improvvisamente in meglio. Di lui conservo gelosamente le citazioni dotte, i ricordi delle nostre incursioni improvvisate sulla montagna di Bellolampo, a pranzo nella trattoria “ziu Caliddu” e poi il magazzino Sellerio dove, quando lui entrava, gli operai erano pronti a caricare in macchina scatoloni di resi di libri che lui regalava a tutti, professori, impiegati della scuola persino ai pulizieri. Era così Nino, sapeva farsi amare. Mi mancherai tantissimo…

Di Ivan Scinardo

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