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Adolescenti: finalmente stop all’alcool

Sono numerosi i comuni italiani che stanno seguendo a ruota l’iniziativa del sindaco di Milano, Letizia Moratti, di vietare l’uso di alcol ai minori di 16 anni. Intervistata dall’Ansa la Moratti ha chiarito lo spirito del suo provvedimento: “Non è punitivo. L’obiettivo è lanciare un messaggio ai giovani e alle famiglie. Ai primi vogliamo ricordare che l’alcol fa male, alle famiglie che le istituzioni non le lasciano sole nell’educazione dei figli”. Noi che diverso tempo ci occupiamo di tematiche e problematiche legate al mondo della famiglia non possiamo che condividere l’iniziativa e amplificarla, anzi bisognerebbe parlarne fin dalle elementari per fare capire ai bambini gli effetti devastanti dell’alcool sull’organismo. Nonostante l’invito del presidente del Consiglio tutte le amministrazioni dovrebbero seguire questo indirizzo che ricordiamo, per la sua valenza, è formativo e non repressivo. Ma c’è purtroppo chi non è d’accordo con questa linea e sta facendo un giro interlocutorio con le associazioni di categoria, i baristi, i gestori di locali; a questi sembra piacere la figura dello “steward” colui che si occupa di mediare tra i ragazzi e i baristi nei luoghi della città maggiormente frequentati. Intanto il deputato dell’Udc Saverio Romano ha annunciato la presentazione di un disegno di legge che introduca il divieto di acquisto e consumo di alcolici per i ragazzi sotto i sedici anni. Le istituzioni dunque mettono in guardia i genitori sui dati: il 40 per cento dei quindicenni milanesi si è già sbronzato almeno una volta, ha iniziato a bere intorno ai 13 anni e a 15 lo fa con una certa regolarità. Già da questa settimana verrà impegnata la vigilanza di notte nel presidio delle zone di aggregazione giovanile, un presidio, fanno sapere dal comune, contro la sbronza del sabato pomeriggio. Vorremmo concludere questo articolo con le pesanti dichiarazioni (che condividiamo) di Maria Grazia Colombo, presidente dell’Agesc, l’associazione che riunisce i genitori delle scuole cattoliche: «purtroppo – dice – abbiamo a che fare con ragazzi estremamente immaturi rispetto all’età che hanno. La bottiglia di birra in mano, non sottovalutiamo questa cosa. Riflettiamoci: se i ragazzi avessero tra le mani una siringa, la nostra reazione sarebbe completamente diversa. E invece con l’alcol si pensa che in fondo no, non è così grave. Ed è qui che noi adulti sbagliamo. Si è abbassato il livello di guardia rispetto all’educazione dei figli». Un’analisi dura, che continua mettendo in luce un altro aspetto della vita milanese: «Teniamo presente che questi ragazzi non appartengono più a una famiglia, ma a più famiglie. Davanti a una frammentazione grandissima delle responsabilità, gli adolescenti si sentono molto più soli e liberi. Non si rendono conto della gravità dei loro gesti».

 

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Di Ivan Scinardo

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