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Allarme dipendenze

Faccio sempre una rassegna stampa nazionale e regionale e spesso mi ritrovo a digitare parole chiave sugli ipertesti che mi servono a rintracciare articoli o commenti sulla sfera familiare e dei giovani in particolare.  C’è un reportage dell’Eco di Bergamo che mi ha lasciato esterefatto e riguarda l’impressionante numero di adolescenti, dipendenti da tecnologie,  che si ritirano dai rapporti sociali o cadono nell’abuso di alcool o sostanze stupefacenti.  L’articolo riporta una lunga intervista a Enrico Coppola, presidente dell’Aga (associazione genitori antidroga) di Pontirolo Nuovo, da anni impegnata sul territorio nel contrasto di ogni forma di dipendenza. Ve lo ripropongo con le virgolette: “Dei 300 adolescenti con età sotto i 21 anni trattati per questi problemi nel 2015 dal servizio multidisciplinare integrato, circa il 60% aveva sviluppato anche una dipendenza da tecnologia: «Se nei contesti sociali online del divertimento – afferma il presidente dell’Aga – molti di loro erano sicuri di sé e avevano facilità a comunicare, in quelli offline, per risolvere le insicurezze relazionali, facevano uso di alcol e droghe. A scopo indicativo, alcuni segnali di una possibile dipendenza da tecnologia sono un bisogno sempre maggiore di trascorrere tempo con lo strumento tecnico con perdita di altri interessi. In sua assenza il soggetto mostra mancanza di motivazione per altre attività, cattivo umore, ansia e depressione, sorgono problemi scolastici, disturbi fisici come insonnia e cefalea. Da parte dello smi questo tipo di dipendenze vengono affrontate con la psicoterapia e un approccio cognitivo comportamentale: si lavora sul qui e ora, affidando consegne comportamentali e mansioni da svolgere. Coppola chiama infine alla sua responsabilità anche i genitori: «A volte la dipendenza da tecnologie trae origine dall’avere avuto come baby-sitter il televisore. E’ importante che i genitori abbiano sin dall’infanzia relazioni significative con i propri figli». A preoccupare sempre più è la dipendenza dalle tecnologie, computer e smartphone in testa. In base ai casi seguiti per gli adulti si sta traducendo in una specifica dipendenza da internet come il gioco d’azzardo o la pornografia. Per i più giovani, invece, in una dipendenza da smartphone, cellulare multifunzionale che permette di fare foto, video, audio, chattare, sentire musica, gestire amicizie reali e virtuali sui social network. Sono sempre più coloro che lo utilizzano in maniera compulsiva con la conseguenza di una riduzione di esperienze relazionali e di attività di vita concrete.  «Quando un ragazzo prova disagio in un contesto relazionale – spiega Coppola – digita sul cellulare per risolvere l’imbarazzo della solitudine: questo fatto la dice lunga sugli atteggiamenti di fuga dalle relazioni reali che questo strumento permette. Le comunicazioni sociali attraverso il cellulare sono senza censure e disinibite perché manca la fisicità dei rapporti: il corpo che esprime fisicamente le emozioni è sostituito dalle loro fotografie La conseguenza è che molti giovani sviluppano buone capacità relazionali nel virtuale privilegiando i rapporti sui social network. Sono però poi incapaci di creare relazioni significative offline.

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Di Ivan Scinardo

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