Home / Editoriali / Antropologia della ritornanza

Antropologia della ritornanza

Il titolo ha il sapore di una frase sgrammaticata, in realtà è una scuola di pensiero promossa da un illustre antropologo contemporaneo, Vito Teti, che ha studiato negli ultimi anni il fenomeno del ritorno di molti giovani laureati nella terra d’origine. Ha fondato così una nuova branca dell’Antropologia chiamata appunto: “Antropologia della ritornanza”. Per anni si è parlato di fuga delle intelligenze, fenomeno spiccatamente marcato nel sud Italia, i dati sull’occupazione continuano a essere veri e propri bollettini di guerra, ma in realtà alcuni esempi virtuosi di giovani che sono stati costretti a emigrare oggi sono tornati a casa investendo il proprio bagaglio formativo  acquisito all’estero a favore della loro terra. Tre i casi emblematici: la storia di due ragazzi di Monopoli, uno ingegnere, l’altro laureato in diritto ebraico che si incontrano a Parigi dove lavoravano, e decidono di ritornare a Monopoli. Brevettano l’aereo più veloce del mondo, fatto in fibre di carbonio. Si finanziano con un contributo pubblico e uno privato il progetto e vincono un concorso europeo. Oggi sono due dei più giovani ingegneri specializzati nell’aereonautica nel mondo e adesso a loro volta incoraggiano giovani ingegneri del Sud. Un’altra ragazza di Ostuni è alla sua terza metropolitana realizzata come capo ingegnere a Honolulu. Un giovane di Lecce è uno di quei pochi ingegneri selezionati che costruisce per la Nasa i robot usati per inviare i dati da Marte. Di queste storie ce ne sono tante, molte anche sconosciute. Recentemente è stato intervistato lo scrittore, Pino Aprile, autore di molti best-seller tra cui “Terroni” e “Mai più Terroni”. Ha dichiarato: “Da un lato capisco i giovani che emigrano, non solo al Nord, ma anche all’estero perché ormai l’Italia non ha più nulla e non è prima in nulla. Finanza, crediti, scienze, tutto in Francia, Germania. Dall’altro però ho notato un altro interessante fenomeno legato alla fuga dei cervelli: i giovani oggi ritornano. Al Sud i giovani ritornano e non ripartono. Conosco molti ragazzi che hanno rifiutato importanti offerte di lavoro di aziende straniere per far fruttare i loro talenti nella loro terra. Oggi il vero problema del Sud è culturale. Basti pensare che il Governo ha da sempre tolto, nelle scuole, la letteratura del Sud: è impensabile che si sappia che un meridionale abbiano vinto il Premio Nobel”. E se da un lato vengono meno gli investimenti sulla cultura dall’altro si continua a gettare fumo negli occhi con progetti nazionali che non fanno altro che alimentare il precariato fra i giovani, spingendoli a fare diversi lavori mettendo da parte magari le loro predisposizioni che li porterebbero a sviluppare il loro talento  e centrare gli obiettivi lavorativi che si sono prefissati. (nella foto l’antropologo Vito Teti)

Di Ivan Scinardo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *