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Una chiesa che si sporca le mani

Nei giorni scorsi l’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, ha firmato la sua  lettera pastorale usando toni decisi e forti, elogiando una Chiesa «che si sporca le mani, accogliendo il corpo crocifisso di Cristo nei poveri, negli ammalati, negli anziani soli, nei profughi, nei piccoli, nei portatori di handicap». Fonte di ispirazione di queste 60 pagine, che usciranno in libreria per le edizioni paoline,  il parroco di Brancaccio, don Pino Puglisi. Molti i temi affrontati che rappresentano vere e proprie linee guida sulla condotta da tenere rispetto alle emergenze sociali. Rivolgendosi ai giovani, Lorefice chiede di non cadere nelle sterili contrapposizioni tra lavoro e migranti. “Non saremo una terra che costringe i giovani a partire e che respinge quanti giungono dall’Africa e dal Medio Oriente per cercare pane e dignità, — si legge nella lettera alla diocesi — se capiremo che è la stessa domanda di pane e dignità che muove tutti e che di essa dobbiamo farci carico, perché non lo fàcciano a loro modo la mafia e le strutture mafiose che avvelenano il nostro vivere assieme”. Lorefice chiama in causa la politica che «muore» quando tratta il dramma dei migranti «spesso in maniera disumana da molti e da molte parti della società politica, per puro calcolo elettorale, per miopia o per ignoranza della storia”. Sarebbe difficile fare una sintesi degli argomenti trattati, ma c’è un passaggio di questo prezioso documento che riguarda anche i bambini: “Il nostro compito di credenti è quello di difenderli perché a nessuno è consentito toccarli, violarli, renderli merce, farne soldati o piccoli schiavi”. Evidente il riferimento agli scandali che hanno coinvolto negli ultimi anni alcuni sacerdoti dell’arcidiocesi di Palermo. E quando don Corrado scrive in apertura del messaggio pastorale che “nel corso dei secoli ci sono stati nella Chiesa uomini che hanno dato peso unicamente alle grida dei potenti e non alle urla dei disperati”, ha assolutamente ragione. Soprattutto adesso, in piena campagna elettorale per le regionali, tutti si riempiranno la bocca di solidarietà e sociale trascurando negli anni  le vere emergenze che riguardano le comunità dell’isola. Compariranno ancora una volta i vecchi metodi mafiosi di fare assistenza alle popolazioni indigenti fornendo sacchetti  con la spesa, buoni benzina e soldi che serviranno solo ad accompagnare poveri disperati alle urne elettorali per condizionarli al voto. Finite le elezioni spariranno tutti e la povertà sarà più forte di prima e si estenderà l’emorragia di disoccupati che saranno costretti a emigrare. Ecco le nuove emigrazioni che si mescolano alle immigrazioni di popoli e nazioni sempre più abbandonate!

Di Ivan Scinardo

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