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“Cocktail d’ignoranza”

Il titolo di questa campagna pubblicitaria nelle scuole superiori è stato inventato dagli esperti di marketing della provincia di Trieste, e quando lo hanno pensato ovviamente sono partiti dai preoccupanti dati relativi al consumo di bevande alcoliche da parte degli adolescenti. E’ chiaro che il “Cocktail d’ignoranza” si rivolge a tutti quei giovani che continuano a non essere consapevoli del danno che si procurano facendo abuso di bevande alcoliche. Qualche giorno fa ho letto un report della centrale operativa del 118 di Palermo: soltanto il sabato notte gli ospedali fanno registrare una media di 30 ricoveri di giovanissimi che hanno fatto abuso di sostanze alcoliche. Ho voluto approfondire l’argomento parlando con i titolari dei bar o dei locali notturni che animano la movida palermitana; ho parlato con loro di questa preoccupante ascesa di ricoveri per alto tasso etilico e anonimamente, (perché va contro i loro interessi), mi hanno confermato che ormai la tendenza è quella di iniziare con un “apericena” che prevede anche bevande alcoliche. Ovviamente la serata poi diventa un crescendo di consumazioni. Forse la campagna di prevenzione e informazione svolta negli istituti superiori del territorio triestino, ma anche in scuole medie e oratori, andrebbe adottata anche in Sicilia in tutte le province, nessun comune escluso. Un problema di estrema attualità è dunque quello che riguarda il rapporto tra giovani e alcol; da un sondaggio denominato “Student Population Survey Fvg 2013” viene evidenziato come l’86,61% dei giovani tra i 15 ed i 19 anni abbia assunto alcol almeno una volta nella propria vita, l’80,29% una o più volte negli ultimi 12 mesi ed il 62,59 % una o più volte nell’ultimo mese, tra questi ultimi, la gran parte sono minorenni. E’ chiaro che questo fenomeno rappresenta la prima causa di morte per incidenti stradali tra i giovani e dove il primo approccio con l’alcol avviene già a 12 anni. Con molta probabilità tutti, genitori e insegnanti, non dovrebbero mai stancarsi di far capire ai ragazzi quali sono i rischi e le conseguenze cui vanno incontro, creando in loro la consapevolezza del problema, riuscendo a fare emergere quell’approccio critico che bere fa male, magari ascoltando tutte quelle testimonianze di chi è uscito dalla dipendenza ed è tornato a vivere.

 

Di Ivan Scinardo

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