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Comunicare con i figli

I genitori non sempre trovano le parole  più adatte per parlare con i loro figli. Ne consegue una assenza di comunicazione o se avviene spesso anche in modo distorto, ritorna indietro come un boomerang. Parlare, dicono insigni ricercatori, è un segno di lealtà, chiarezza e confidenza. E’ un modo per dimostrare interesse verso l’altro. E se molti genitori si rivolgessero ai loro figli, non con un tono inquisitorio è incalzante, ma con il desiderio di conoscere e interpretare in senso positivo illoro pensiero, probabilmente riuscirebbero a centrare gli obbiettivi della più efficace comunicazione. Mi colpì una volta la relazione di uno psicologo, esperto in dinamiche familiari, che consigliava ai genitori di avere un atteggiamento di apertura “verso i figli” e non “addosso ai figli”. L’adolescenza rappresenta così il periodo della crescita in assoluto più difficile ed emotivamente delicato. Molte mamme non riescono tutt’oggi a rassegnarsi all’idea di cessare il controllo sui figli e iniziare un percorso di affiancamento e di vicinanza diverso. Una sorta di marcatura a zona, per usare il gergo calcistico; rimanere vigili e presenti senza cedere in eccessi di possesso. Da alcuni recenti studi sul disagio giovanile è emersa la disattenzione da parte dei genitori verso quelli che vengono considerati i segnali d’allarme di un malessere. Spesso i giovani lasciano per casa degli indizi, come biglietti, diari o magari parlano a telefono con amici manifestando dissensi e dissapori. E’ lì che i genitori dovrebbero sapere cogliere una opportunità, prendendo coraggio e affrontando di petto le questioni. Riuscirebbero così a fare vuotare il sacco, tendendo una mano a chi troppo spesso ne ha più bisogno. Non è una modo di fare la morale, ma a volte anche gli aspetti che ci sembrano più banali si rivelano vincenti. Troppi giovani si sigillano dentro una campana di vetro e troppi genitori si pongono molti dubbi e domande che rimangono però nella loro mente, non vengono cioè girate ai loro figli che magari desiderano soltanto essere ascoltati. E allora cerchiamo di fare più attenzione agli indizi e a quello che viene chiamato linguaggio non verbale, che si rivela efficace addirittura anche per l’80 per cento dei casi rispetto a quello verbale. Stare insieme ai propri figli a casa, anche se ci si occupa di altro, diventa efficace se riusciremo a essere nelle condizioni di dimostrare vicinanza e una qualche forma di contatto. Anche questo è un modo di comunicare!

Di Ivan Scinardo

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