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Con le regole non si gioca

Un genitore su tre non conosce il comportamento del proprio figlio rispetto ad un fenomeno in crescente e preoccupante aumento, il gioco. Infatti secondo l’Osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza, papà e mamma sono troppo distratti dalla quotidianità per raccogliere anche i più semplici campanelli d’allarme quali: la perdita di interesse nelle attività, l’umore alterato e irascibile, la difficoltà nel dormire, il ritiro dalle attività sociali. La conseguenza di tutto ciò è la perdita di diverse giornate scolastiche con rendimenti negativi. Figli dunque da trattare come “sorvegliati speciali” da parte di genitori che devono comunque sospettare sullo spauracchio del gioco. Il messaggio è stato lanciato nel corso la campagna informativa e di sensibilizzazione “Con le regole non si gioca”, partita da Napoli, prima delle 22 tappe italiane da qui alla primavera del 2015. Il dialogo in famiglia è fondamentale, spiegano infatti i rappresentanti del Moige, l’associazione delle famiglie che assieme a Federtabaccai, sta consegnando ai genitori degli opuscoli con informazioni e consigli da tenere verso il gioco con vincita in denaro: “un argomento – spiegano i promotori – spesso sottovalutato in famiglia ma di cui è sempre più necessario tenere conto”. Il dialogo in famiglia è fondamentale, dice Simone Cantagallo di Lottomatica: “Si parla di problemi – spiega – come il gioco da parte dei minori, proprio perché esiste il gioco legale in Italia e questi fenomeni si possono misurare, altrimenti devianze perché si possono misurare visto che si gioca in maniera trasparente. Il proibizionismo non porterebbe alla scomparsa dei problemi ma verrebbero risucchiati nell’ombra della illegalità”. Sono diverse le indagini sul settore. Secondo un recentissimo studio di Swg per l’Autorità Garante dell’infanzia e dell’adolescenza, il 44% dei ragazzi italiani ha avuto occasione di provare un gioco d’azzardo, il 18% è giocatore occasionale e solo l’8% continua a giocare con una frequenza almeno mensile e lo fa con modalità che non lasciano intravedere sintomi di dipendenza, soprattutto per condividere il gioco con gli amici. Ma i ragazzi non ignorano il gioco visto che il 99% conosce almeno un gioco d’azzardo e il 72% conosce le regole di almeno uno di essi. La tentazione c’è, visto che il 38% dei ragazzi ha strutture dove poter giocare vicino casa e il 30% vicino a scuola. E allora è ancora una volta determinante il dialogo in famiglia, senza colpevolizzare il ragazzo, visto che solo il 14% degli intervistati racconterebbe a casa di aver giocato, mentre il 40% avvertirebbe un senso di colpa se scoperto. Probabilmente un bravo papà potrebbe anche accompagnare in sala gioco il proprio figlio e magari divertirsi pure!

 

 

 

Di Ivan Scinardo

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