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Che cosa resta di un anno di scuola?

Il titolo è preso in prestito da alcune riflessioni che lo scrittore Alessandro D’Avenia ha fatto sul suo blog: “Prof 2.0”. A pochi giorni dalla chiusura della scuola si chiede: “che cosa resta di quest’anno? Voti? Interrogazioni? Compiti? Programmi? Scartoffie? Note? Tutto questo lo laveranno via le prime settimane di vacanze. Quello che resta è invece la solita umile, usata, difficilissima arte di vivere: quanto sono cresciuto nell’amore ai miei colleghi e ai miei studenti?” E ancora scrive: “il verbo latino “adolescere” viene da una radice che indica il “portare a compimento qualcosa” e il participio passato di questo verbo latino è adultus. Per diventare adulti bisogna “adolescere” bene. Da adulti poi bisognerebbe mantenere ciò per cui l’adolescenza è fatta: trovare per che cosa valga la pena giocarsi la vita futura, senza compromessi, con quella fame di verità, bellezza e autenticità che è la costante delle centinaia di ragazzi che ho incontrato in questi anni a diverse latitudini del nostro Paese”. D’Avenia è uno scrittore molto apprezzato, ha iniziato la sua attività contemporaneamente a quella di insegnante e collaboratore di un gruppo cattolico per ragazzi di Milano. Il romanzo d’esordio “Bianca come il latte, rossa come il sangue”, uscito nel 2010, è diventato rapidamente un successo internazionale, raggiungendo il milione di copie e diciannove traduzioni. Ha voluto continuare a insegnare, nonostante il successo e dedicarsi agli adolescenti. Mi ha molto colpito la lettera di una sua studentessa scritta proprio a pochi giorni di chiusura dell’anno scolastico:

“Un altro anno è trascorso. È stato un anno intenso ma veloce, forse troppo, ma un anno in cui sento di essere cambiata, di aver fatto nuove scoperte e amicizie.
Se ci penso è strano, ma per tutti gli ultimi mesi il mio desiderio era finire il liceo ed andarmene, cambiare aria; ora che manca poco, che c’è solo un anno ancora, già mi mancano: la classe, i compagni, i professori, le ore in classe… tutto quello di cui ero stufa fino a venerdì, quando mi sono resa conto che manca solo un anno”. Effettivamente anche noi genitori abbiamo visto volare il tempo. Ci siamo subito resi conto che adesso dovremo organizzare il “tempo d’estate” per i nostri figli. Impresa ardua e difficile anche perché spesso non si concilia con il nostro lavoro che purtroppo continua anche nei mesi estivi, seppur con l’eccezione, per quasi tutti, dei 15 giorni di agosto. La riflessione è che questo 2016 sembra proprio correre come la luce; non abbiamo fatto in tempo di celebrare il natale, che già si respirava l’aria del carnevale e poi la Pasqua e adesso l’estate!

indexscxs1gx4 (Alessandro D’Avenia)

Di Ivan Scinardo

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