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Editoriali

Corto circuito tra famiglia e scuola.Centrali a confronto

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Imperversa sulla rete il caso di una insegante ripresa con il telefonino dai suoi alunni mentre chiama l’appello. La docente dimostra chiari segni di instabilità psichica e ci si chiede se fosse davvero idonea all’insegnamento visto che si vede dal video e senza artifizi di montaggio che chiama continuamente l’appello e il cognome in particolare di uno studente. Nel video, girato in una scuola superiore a Salerno prima dell’estate, si vede un’insegnante chiaramente in difficoltà. Il filmato dura più di 4 minuti: per tutto il tempo la donna fa l’appello ed è ferma al cognome Bassano. L’insegnante chiede chi sia Bassano e ripete diverse volte “sei tu?” Un ragazzo prima dice sì poi no: il giovane, chiaramente sfotte l’insegnante la cui situazione le è obbiettivamente sfuggita di mano. La professoressa è in evidente stato confusionale e in alcuni momenti sembra scoppiare a piangere. Il video ovviamente ha fatto scalpore in chi è pro e contro la professoressa, certamente la questione sarà finita sui tavoli di qualche ispettore ministeriale. Se da un lato la rete condanna gli studenti che hanno registrato il video, dall’altro qualcuno li ringrazia per avere messo in evidenza un caso straordinario di una insegante che apparentemente non ha i requisiti necessari per svolgere il suo lavoro. Mettendo da parte questo caso, sperando che venga accertata l’idoneità dell’insegnante rimane attuale il fenomeno di bullismo, cyberbullismo, ribellione sociale, diffusione di alcool e droga, caratteristiche queste che fanno delle nuove generazioni un bersaglio facile di critica e preoccupazione per le famiglie. Il Tg Com ha fatto una inchiesta e ha accertato che la scuola sta diventando terreno fertile per casi di violenza fisica, verbale e psicologica nei confronti dei docenti da parte degli alunni e dai loro genitori che “compiono il più madornale degli errori possibili quando si ergono a paladini e difensori a prescindere delle bravate dei propri figli senza minimamente comprendere quanta difficoltà comporti essere insegnanti oggi”.  Lo scrive il cronista Francesco Provinciali che dice: “facendo in questo modo tali genitori favoriscono senza forse rendersene conto la ribellione dei propri figli verso il proprio ruolo familiare. Decenni di buonismo e perdonismo, di pedagogia della facilitazione, di rapporti confidenziali (oggi in molti – genitori o alunni – si permettono il tu con l’insegnante) di pensiero mite unilaterale per affrontare una pedagogia sociale basata sulla rivendicazione, sul senso del diritto senza limiti, sulla violenza dilagante in ogni contesto di vita hanno favorito certi atteggiamenti inqualificabili da parte di famiglie malate di sindrome da risarcimento, che criminalizzano la funzione educativa della scuola e vorrebbero la promozione facile e dei docenti proni e supini al volere dei propri immaturi bamboccioni. Se la scuola – aiutata da una consapevolezza sociale sempre più diffusa e matura del suo ruolo fondamentale di formazione e indirizzo, di acculturazione ma anche di proposta di stili di vita improntati al rispetto – se questa scuola non riuscisse più a portare avanti questo compito che nessun altro contesto potrebbe supplire, assisteremmo ad una progressiva deregulation anche nei comportamenti al di fuori dell’ambito scolastico in senso stretto.

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