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Famiglie attente ai cyberbulli

Il Corecom, l’organismo di controllo delle comunicazioni, ha organizzato nei giorni scorsi a Palermo un interessante convegno dal titolo: Web reputation e cyberbullismo. Il programma di due giorni “Nativi digitali tra verità e inganno?”, ha visto la partecipazione di numerosi esperti. Voglio parlare degli argomenti che sono stati affrontati in questo incontro, perché i temi della web reputation e del cyber bullismo sono ormai entrati in ogni famiglia e se i genitori non conoscono i rischi della rete potrebbero andare incontro a grandi delusioni. Significativa è stata la testimonianza di un padre, Paolo Picchio, che ha perso la figlia, vittima di cyberbullismo e che si è visto riconoscere, dopo diversi anni, un giusto processo per i coetanei che l’hanno spinta al suicidio. La parola d’rodine è stata: proteggersi dall’incontrollabile flusso di informazioni di Internet, con le sue trappole e inganni! La conoscenza diventa dunque fondamentale per non subire danni, che a volte si rivelano letali. Secondo una ricerca i nativi digitali crescono in una società “multi schermo” e considerano le tecnologie come un elemento naturale; l’84 % degli ragazzi tra gli 11 e i 18 anni, intervistati dall’Osservatorio della Comunicazione dell’Università Cattolica, hanno un profilo su un sito di social network; un‘ ampia maggioranza di questi (72 %) pubblica sui social network foto o video personali e solo il 36%  ha deciso di non condividere alcuna foto per timore che possa danneggiare la propria immagine. Massima condivisione da parte degli esperti nel non demonizzare Internet, ma individuare e conoscerne i difetti è fondamentale. E’ stato evidenziato che gli adolescenti sono carenti nella consapevolezza critica, non pensano cioè agli effetti di una pubblicazione in futuro. La questione delle fonti  dalle quali provengono le notizie è stata al centro dell’attenzione. I giovani tendono a non verificarle e quindi non hanno la capacità di prevedere le conseguenze negative di alcune pratiche online che possono colpire la sensibilità delle fasce più deboli, la cui personalità e identità non sono ancora formate. Questo diventa un grosso problema comune a molte famiglie, legato spesso alla decisione di affidare uno smartphone a minori senza controllo. Secondo gli psicologi è sbagliato pensare che è necessario acquistare uno smartphone per il figlio per non farlo sentire escluso a scuola solo perché i suoi compagni ce l’hanno tutti. Il consiglio è quello di affidare il telefonino ai bambini  con moderazione e soprattutto controllo, disabilitando magari alcune funzioni, questo significa per i genitori riprendersi le redini educative per il futuro dei figli.

 

Di Ivan Scinardo

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