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Figli super intelligenti

“Ogni scarrafone è bello a mamma soja” recitava così un passo di una celebre canzone del compianto Pino Daniele. Eppure ogni genitore vede il proprio figlio  a volte esageratamente “genio”, spesso incompreso dagli altri, insegnanti, compagni ecc. Ho conosciuto un sacerdote, padre Calogero La Placa, che sulle Madonie, a Petralia, creò negli ani 50-60 un vero e proprio villaggio, “Cerasella”, in cui ospitare ragazzi che lui individuava  spesso nelle famiglie povere, con straordinarie capacità intellettive tali da esser considerati iperdotati, cioè con una quoziente intellettivo al di sopra della media. Peccato che questo straordinario e affascinante progetto finì per problemi economici. In Veneto, si è concluso da poco un progetto “ Education to talent”. Per 36 mesi l’ufficio scolastico della regione  e l’associazione Gaet – Italy, hanno formato 500 insegnanti  a sapere riconoscere potenziali studenti dalle capacità intellettive straordinarie. Sono studenti che quasi sempre vivono questo dono naturale come un disagio e non come un valore aggiunto. Coordinatore della ricerca una docente di Psicologia dello sviluppo dell’Università di Padova, Daniela Lucangeli. Per la prima volta è stato  elaborato uno studio sui cosiddetti “gifted children”  che ha focalizzato l’attenzione sui talenti ma anche sui disagi. Un dato su tutti che è emerso e che molti insegnanti e genitori  non sanno riconoscere un fenomeno così rilevante. I ricercatori hanno voluto fare queste ricerche per mettere nelle condizioni tutte le centrali educative  di attuare strategie pertinenti nei confronti di questi ragazzi dotati di grande intelligenza. Ma dietro queste ricerche c’è un dato inquietante: il 45 per cento di questi “geni” che sono stati individuati e campionati convive con ansia e depressione, sintomi spesso di noia e senso di incomprensione. Sono  più i maschi non perché siano più intelligenti delle femmine ma perché rispetto a  queste ultime, diligenti e armoniche, sono più irrequieti e quindi facilmente individuabili dagli insegnanti. La ricercatrice fa un appello alle regioni: “i nostri dati sono a disposizione di insegnanti e famiglie, al fine di fornire loro gli strumenti  per individuare questi ragazzi  che devono diventare una risorsa preziosa per il futuro  del nostro paese”. Sicilia, fatti avanti!

Di Ivan Scinardo

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