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Genitori ”trainer” dei figli

Molti genitori, a inizio d’anno scolastico, seguono la tendenza diffusa di iscrivere i loro figli a scuola calcio. Lo fanno perché tengono alla salute dei loro piccoli, vedono il gioco come momento di aggregazione e qualcuno spera pure che il figlio diventi un giorno un fuoriclasse. Alla scuola calcio l’allenatore impartisce le regole, assegna gli obiettivi ed esige il massimo da ogni giocatore. Spesso però bambini dell’età di 5 ? 7 anni dimostrano poca attenzione ai consigli dell’allenatore e sono inclini ad una iperattività che li porta a trasgredire le regole e seguire l’istinto. Così avviene anche a scuola. Molte insegnanti di scuola elementare lamentano una scarsa concentrazione e talvolta avvertono la mancanza di una guida costante in famiglia. Quest’ultima a sua volta ribalta il problema alle insegnanti. Difficile dipanare questa matassa eppure il dato certo è che i modelli educativi oggi sono in crisi. Da parte dei bambini vi è la tendenza a considerare regole e divieti flessibili e a volte revocabili. L’esempio della scuola calcio non è casuale perché quando parliamo di educazione ci riferiamo a quel complesso sistema di dialogo e mediazione che inizia fin dalla nascita. Tutto questo a condizione che il bambino possa comprenderne appieno il significato. Perché allora i genitori non devono sentirsi degli allenatori? Bisognerebbe dunque evitare la punizione nei momenti di grande arrabbiatura, perchè il bambino percepisce il rimprovero in modo aggressivo, reagendo così in modo uguale o contrario. Sentirsi genitori ? allenatori porta ad osservare di più i figli, correggere gli eccessi senza dovere ricorrere al rimprovero o alla punizione; addestrarli così alla vita e ponendo sempre degli obiettivi da raggiungere. I padri gesuiti, che qualcuno definiva ”esperti modellatori di generazioni”, ripetevano spesso la frase: ”di un adulto dateci l’infanzia e tenetevi il resto”. Disciplina e autodisciplina consentono di affrontare la realtà in modo sicuro, comprendere le difficoltà di un obiettivo da raggiungere, misurare così i propri limiti. Per un bambino essere disciplinato significa razionalizzare il suo pensiero, agire meno d’istinto. L’autodisciplina è la seconda fase, che viene interiorizzata dal bambino. L’addestramento che riceve dal genitore ? trainer lo spinge ad ascoltare anche il punto di vista dell’altro e non mettersi necessariamente al centro del mondo. Disciplina e autodisciplina sono due competenze intimamente connesse che forse molti genitori dovrebbero conoscere.

Di Ivan Scinardo

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