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Giovani immolati

E’ difficile fare una astrazione in questo momento storico  di buoni e cattivi dopo la strage dei giovani a Parigi. Ed è altrettanto complesso trovare una soluzione per garantire la pace in occidente. Migliaia e migliaia di articoli si continuano a occupare di questa immane tragedia e questa rubrica che da sempre si occupa di famiglia non può rivolgere un pensiero alle tante mamme e ai tanti papà che hanno perso ingiustamente i propri figli, nei luoghi simbolo del divertimento. Dalla gioia al dolore, è stato un attimo. Mi ha molto colpito il pensiero di un giovane, come ama definirsi, sirio-brianzolo, Shady Hamadi, nato a Milano da mamma italiana e papà siriano. In un articolo pubblicato sul corriere della sera, questo studente di Scienze politiche alla Statale di Milano ha scritto un libro – “Voci di anime” – sperando di portare i lettori con lui in Medio Oriente, ovviamente con l’immaginario. Ha scritto anche un libro “La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana”, provando a definire la felicità degli arabi, una felicità che può arrivare solo dal riconoscimento reciproco, scrive così: «Più realisticamente, possiamo dire che la felicità araba comincia a mostrarsi nel momento in cui oggi, per le strade del mondo, l’arabo assume una diversa connotazione allo sguardo dell’altro: non più terrorista pronto a esportare il proprio islamismo, ma partigiano della libertà – di una libertà sofferta e guadagnata, per la quale ha messo in gioco se stesso – deciso a conquistare qualcosa che in Occidente è dato per scontato e rimane troppo spesso inutilizzato: il diritto alla partecipazione civile. Per questi motivi rimango convinto che i bombardamenti francesi, come hanno dimostrato quelli della coalizione, della Russia, non faranno indietreggiare lo Stato Islamico ma creeranno solo morte fra i civili, quelli siriani, che pagano già un prezzo altissimo”.
Ogni commento è superfluo! (nella foto Shady Hamadi)

Di Ivan Scinardo

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