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Il giubileo della Misericordia

In pieno giubileo straordinario con l’apertura del porta santa il papa ci invita tutti ad “asciugare qualche lacrima, donando un pò di gioia”. La crisi ci ha portato a diventare tristi, si sorride poco, c’è tanta indifferenza e molto spesso i problemi degli altri falsamente pensiamo che non saranno mai i nostri. Molte famiglie trascorreranno il natale e la fine dell’anno ancora una volta in sobrietà, altre dovranno fare ricorso ai numerosi cestini della spesa che migliaia di parrocchie stanno preparando in questi giorni. Questo è anche il periodo in cui si intensificano le campagne di solidarietà e spesso si assiste anche a una saturazione di messaggi che invitano alla donazione. Le gente è più scontrosa, poco incline al dialogo e alla beneficenza. E’ un momento di oscurità anche per le asfittiche casse di diversi enti pubblici che per la prima volta quest’anno non hanno potuto pagare le tredicesime a molti impiegati. Difficile immaginare una forma di solidarietà diffusa e eppure la parola Misericordia deve sempre e comunque essere al primo posto nel pensiero dei cristiani. Quando si varca una “Porta Santa” il pensiero degli storici della dottrina della fede, va a un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo. Il millesimo giorno di pontificato di Francesco cade nella festa dell’Immacolata e soprattutto nel cinquantesimo anniversario della fine delle Assise che Paolo VI chiuse come un’espressione di “simpatia immensa” nei confronti del mondo, parlando di una Chiesa per la quale «nessuno è estraneo, nessuno è escluso, nessuno è lontano». Si parla spesso anche di angoscia della paura dopo i tragici fatti di Parigi eppure la chiesa invita tutti ad abbandonare ogni forma di paura e di timore, perché “non si addice a chi è amato”; viviamo, piuttosto, la gioia dell’incontro con la grazia che tutto trasforma. Papa Bergoglio ha spiegato anche il senso di questo Giubileo straordinario. «… la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo». «Sarà un anno in cui crescere nella convinzione della misericordia: quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia!». Che sia anche e soprattutto un giubileo dei e per i giovani; che si allontani sempre di più lo spauracchio della disoccupazione per lasciare il posto alla speranza, intrisa di Misericordia.

Di Vincenzo Aronica

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