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Il bene comune

Vorrei prendere spunto dalla quarantacinquesima edizione della settimana sociale, che si è appena conclusa, per riflettere sul tema proposto: ”Quale contributo i cattolici italiani possono ancora dare alla vita sociale e politica del Paese?”. Fu il sociologo Giuseppe Toniolo, cento anni fa, a dare vita alla prima Settimana Sociale; sulla base dei suoi insegnamenti noi oggi vorremmo ragionare su due inclinazioni fondamentali dell’uomo: conoscere la verità su Dio e vivere nella società; nella prima si tende a rispondere sostanzialmente ad una domanda religiosa, mentre nella seconda ad una domanda di carattere politico. Non possiamo inoltre dimenticare ciò che la nostra Costituzione precisa a tal riguardo: ”ogni cittadino ha doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale (Art. 2)”, ne deduciamo che il cattolico non ha diritto di rinunciare alla responsabilità derivanti dalla cittadinanza. E’ stato lo stesso Giovanni Paolo II, nell’enciclica ?Christifideles Laici, a scrivere testualmente: ”i fedeli laici non possono affatto abdicare alla partecipazione alla politica, ossia alla molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale destinata a promuovere organicamente e istituzionalmente il bene comune” (n^ 42). Gli ha fatto eco papa Benedetto XVI nell’enciclica ?Deus caritas est’ al n^ 28 sottolinea che ”il dovere della comunità cristiana è il riacquisto della consapevolezza di formarsi all’impegno socio-politico. Bisogna prepararsi adeguatamente alle sfide che il mutato contesto culturale comporta, se si vuole ? come peraltro è doveroso ? dare un contributo costruttivo alla vita dei cattolici ciò deve avvenire motivando in termini razionali, e quindi condivisibili da ogni uomo di buona volontà, le posizioni etiche, sociali, economiche, giuridiche, politiche proprie dei cattolici”. Noi che in questa rubrica, ci occupiamo di famiglia, rivolgiamo il nostro pensiero alle giovani generazioni, che vanno sempre più educate ad una visione complessiva del bene comune per tendere alla costruzione di un città dell’uomo e per l’uomo. Il bene comune interessa la vita di tutti. Esige la prudenza da parte di ciascuno e più ancora da parte di coloro che esercitano l’ufficio dell’autorità. Il rispetto della persona diventa dunque prioritario se si vuole raggiungere il bene comune, a cominciare dai propri familiari. Ognuno deve dunque sentire il dovere di permettere a ciascuno dei suoi membri di realizzare la propria vocazione. In particolare, considerare il bene comune come attuazione delle libertà naturali, che sono indispensabili al pieno sviluppo della vocazione umana al fine di agire correttamente, secondo coscienza.

Di Ivan Scinardo

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