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La cult generation

Il termine è stato indicato nel 5° Rapporto di Ricerca dell’Osservatorio “Generazione Proteo”, grazie a una ricerca realizzata dalla Link Campus University con il coinvolgimento di circa ventimila studenti italiani, nella fascia tra i 17 e i 19 anni. Per il 22,9% dei giovani la disoccupazione fa paura, ma il 37,5% ha una preoccupazione ancora più alta, quella di non poter realizzare i propri sogni. Secondo quanto riporta Agensir, emerge che la “cult generation” è “disposta a fare sacrifici anche ad andare all’estero dove, per il 45,1%, è molto più facile fare impresa”. Il 38% degli intervistati sostiene infatti che il pensiero di lasciare l’Italia non piacerebbe affatto. Se i dati evidenziano un diffuso stato di malessere, cresce, in maniera esponenziale,  il distacco verso i temi della politica; il 67,1% dei giovani afferma di essere totalmente disinteressato e chiede maggiore onestà e vicinanza alle esigenze dei cittadini.  Sull’argomento terrorismo, i giovani ritengono che anche l’Italia corra un rischio ma, nonostante questo, il 79,8% dei ragazzi non ha modificato le proprie abitudini. Per gli intervistati, “ci vogliono più controlli occorre espellere gli immigrati irregolari e chiudere le frontiere. Gli immigrati vengono considerati un’emergenza umanitaria e una questione internazionale. Per i giovani, una “società giusta” è quella in cui si rispetta la legge, si tutelano i diritti, e si rendono uguali le persone. Questo in sintesi ciò che emerge dalla ricerca, ovviamente ogni argomento meriterebbe approfondite riflessioni ma su tutti emerge il diffuso malessere delle giovani generazioni sempre più preoccupate per un futuro a tinte fosche, con un sistema pensionistico che probabilmente non potrà mai soddisfare le esigenze future. Ma quando si parla di disoccupazione non si può più immaginare la fascia dai 20 ai 30 anni ad essere la più colpita, aumentano in maniera vertiginosa i cinquantenni che perdono il lavoro e che, dopo avere utilizzato gli ammortizzatori sociali, non riescono  a trovare un lavoro perché il mercato li considera “vecchi”. Scenari apocalittici  che sembra lascino indifferenti i governatori che ormai utilizzano la propaganda buonista ed edulcorata  rispetto alla quale ormai nessuno crede più!

Di Ivan Scinardo

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