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La cultura dello scarto, il papa ai giovani della CRI

“La cultura dello scarto è una cultura anonima, senza legami e senza volti. Essa si prende cura solo di alcuni, escludendo tanti altri. Affermare il principio di umanità significa farsi promotori di una mentalità radicata nel valore di ogni essere umano, e di una prassi che metta al centro della vita sociale non gli interessi economici, ma la cura delle persone”.

Sono parole forti, pronunciate dal pontefice durante l’udienza dei giorni scorsi a oltre 6.000 volontari della Croce Rossa. Giovani e a volte famiglie intere,  provenienti da tutta Italia che prestano il loro servizio gratuitamente al servizio degli ultimi.

“La missione del volontario, chiamato a chinarsi su chiunque si trovi nel bisogno e a prestargli il proprio soccorso in modo amorevole e disinteressato, richiama la figura evangelica del Buon Samaritano, ha detto Papa Francesco. Egli prova compassione e si fa suo prossimo: senza compassione, si terrebbe a distanza, e l’uomo incappato nei briganti rimarrebbe per lui un soggetto senza volto.

Quanti sono, anche nel nostro mondo, i bambini, gli anziani, le donne e gli uomini il cui volto non è riconosciuto come unico e irripetibile e che rimangono invisibili perché nascosti nel cono d’ombra dell’indifferenza! Questo impedisce di vedere l’altro, di udirne il richiamo e percepirne le sofferenze”. Molti i riferimenti ai volontari che si occupano di migranti, in particolare quelli che sbarcano nelle coste siciliane.

Il Papa ha detto: “Di uguale valore è l’impegno che ponete nel soccorso dei migranti durante il loro arduo percorso sul mare, e nel ricevere quanti sbarcano e sperano di essere accolti e integrati. La mano che tendete loro e che essi afferrano è un segno alto, che andrebbe tradotto così: Non ti aiuto solo in questo istante, per sollevarti dal mare e portarti in salvo, ma ti assicuro che ci sarò e mi prenderò a cuore la tua sorte.

Per questo, la vostra presenza a fianco degli immigrati rappresenta un segno profetico, così necessario al nostro mondo”.

 

 

Di Ivan Scinardo

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