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La famiglia del futuro

“La famiglia è il primo luogo in cui si costruisce il «capitale umano», lo spazio di creatività dove ogni persona apprende la grammatica degli affetti e la sintassi delle relazioni. In famiglia la fraternità non è ideologia ma esperienza vitale che porta ciascun soggetto ad accedere con responsabilità allo spazio sociale. C’è, nella vita di famiglia, uno stile che favorisce l’inclusione di chi ne fa parte, e non l’esclusione; la condivisione tra gli sposi, i figli e gli anziani, di gioie, speranze, opportunità, e la solidarietà nell’affrontare i problemi e il dolore. Intendiamoci: nessuno si nasconde che anche la realtà familiare oggi conosce difficoltà vecchie e nuove; e anzi la crisi mette a dura prova anche i legami consolidati”. Il discorso sulla famiglia è un estratto della lettera che l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia ha scritto ai cittadini in occasione della festa del patrono San Giovanni Battista. Le sue parole possono essere adottate da tutti quei genitori rischiano sempre più di trovarsi soli sia di fronte alle proprie responsabilità sia nell’affrontare  un percorso affettivo ed educativo coerente ed  efficace con i figli, nelle situazioni di separazione  come negli altri casi difficili (migranti, pendolari,  abitazioni precarie…). “C’è bisogno di più «luce» sulla famiglia: una maggiore attenzione – economica, politica e mediatica – non solo dalle istituzioni, ma da parte di tutti i soggetti sociali. Quel patto tra adulti e giovani che papa Francesco ha auspicato va sostenuto anzitutto nella famiglia, attraverso il compito educativo che essa può realizzare. Il bene comune è diventato obiettivo da raggiungere con fatica. Il ciascuno per sé dell’individualismo è entrato con prepotenza nelle nostre vite. Addirittura ci sembra «naturale» rivendicare il nostro diritto all’indifferenza, e a non essere disturbati da quanto accade intorno a noi.  È questa la prospettiva dalla quale papa Francesco parla di superamento della cultura dello scarto: non c’è niente di «inutile» nel nostro riconoscerci fratelli.  La cosa più importante è tuttavia il fatto che le relazioni forti presenti e attive in tantissimi quartieri, l’impegno di piccoli gruppi, le capacità imprenditoriali di giovani singoli o associati,  la trama capillare della rete di associazioni e  di volontariato… tutte queste sono realtà vere,  non potenzialità sopite. Per incidere, hanno  però necessità di essere scoperte e riconosciute, rafforzate non tanto da risorse economiche quanto dal riconoscimento del loro valore  strategico per la costruzione delle città del futuro!”.

 

 

 

Di Ivan Scinardo

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