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La famiglia primo luogo della comunicazione

E’ stato un incontro denso di contenuti e significati quello tra il vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana e i giornalisti delle province di Enna e Caltanissetta in occasione del tradizionale incontro in cui la Chiesa celebra la Memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Chiamati dal direttore del giornale “Settegiorni” entrato ormai nell’ottavo anno di vita, Don Pino Rabbita, i giornalisti hanno potuto apprezzare il messaggio del Santo in occasione della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Viene in mente l’icona del buon samaritano, che fascia le ferite dell’uomo percosso versandovi sopra olio e vino. Il papa dice: “la comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria”. Ci sono dei passaggi nella lettera, dedicati alla famiglia che non posso non essere evidenziati e che voglio riportare testualmente senza alcun commento, così, come momento di riflessione per tutti: “La famiglia è il primo luogo dove impariamo a comunicare….. Nella famiglia è soprattutto la capacità di abbracciarsi, sostenersi, accompagnarsi, decifrare gli sguardi e i silenzi, ridere e piangere insieme, tra persone che non si sono scelte e tuttavia sono così importanti l’una per l’altra, a farci capire che cosa è veramente la comunicazione come scoperta e costruzione di prossimità. Ridurre le distanze, venendosi incontro a vicenda e accogliendosi, è motivo di gratitudine e gioia… Non esiste la famiglia perfetta, ma non bisogna avere paura dell’imperfezione, della fragilità, nemmeno dei conflitti; bisogna imparare ad affrontarli in maniera costruttiva…. Quando le famiglie sono separate tra loro da muri di pietra o dai muri non meno impenetrabili del pregiudizio e del risentimento, quando sembrano esserci buone ragioni per dire “adesso basta”; in realtà, benedire anziché maledire, visitare anziché respingere, accogliere anziché combattere è l’unico modo per spezzare la spirale del male, per testimoniare che il bene è sempre possibile, per educare i figli alla fratellanza…. Riscoprendo quotidianamente questo centro vitale che è l’incontro, questo “inizio vivo”, noi sapremo orientare il nostro rapporto con le tecnologie, invece che farci guidare da esse. Anche in questo campo, i genitori sono i primi educatori. Ma non vanno lasciati soli; la comunità cristiana è chiamata ad affiancarli perché sappiano insegnare ai figli a vivere nell’ambiente comunicativo secondo i criteri della dignità della persona umana e del bene comune…..La famiglia più bella, protagonista e non problema, è quella che sa comunicare, partendo dalla testimonianza, la bellezza e la ricchezza del rapporto tra uomo e donna, e di quello tra genitori e figli. Non lottiamo per difendere il passato, ma lavoriamo con pazienza e fiducia, in tutti gli ambienti che quotidianamente abitiamo, per costruire il futuro”.

 

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Di Ivan Scinardo

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