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La violenza del sesso

Nel nome della libertà e del progresso, la nostra società ha abbattuto ogni tabù sul sesso. Cresce il numero delle violenze e peggio gli omicidi a sfondo sessuale, la giovane studentessa inglese, uccisa a Perugia, Meredith Kercher, è l’ultima vittima. La cronaca nei giornali è piena di notizie di violenze perpetrate alle donne, con un unico denominatore, il sesso. Sembra banale ricondurre in nome della ragione, la sconfitta di anacronistici divieti e radicati pregiudizi. Sicuramente non possiamo pensare in positivo quando assistiamo ai più efferati delitti a sfondo sessuale e ci preoccupa l’escalation di violenze la cui brutalità mette in crisi l’armonia di molte famiglie. Ma dove è finita la figura del pater familias, l’uomo in grado di governare e pensare al sostentamento e al buon andamento del nucleo familiare. Oggi la figura maschile sembra disorientata di fronte all’improvviso e forse inaspettato cambiamento della donna. Un ruolo e uno status che si sono modificati nel tempo, grazie alle numerose battaglie per la parità dei sessi elevando a baluardo l’emancipazione femminile in tutti i campi. L’uomo sicuramente non gode più di certi privilegi del passato e il suo rapporto con il gentil sesso è cambiato a tal punto da fare i conti con una donna più sfacciata e sicuramente più disponibile rispetto a 20 anni fa. Succede allora che quando un marito, un amante o un fidanzato viene respinto, spesso è portato a compiere gesti violenti con il preciso intento di riaffermare la sua potenza e il suo ruolo maschile. E’ il concetto di possesso che viene dunque a mancare nell’esercizio della forza maschile. Ci si interroga allora sul perché di questo abbrutimento e di questa ricerca esasperata di potere da parte del cosiddetto sesso forte. Il padre della psicoanalisi, Sigmunt Freud, aveva intuito la potenza devastante del sesso, raccontando magistralmente l’energia e la pulsione sessuale. Fu con l’opera Eros e Tanathos che mise a confronto i due istinti, di vita e di morte in una possibile ma difficilissima convivenza. Freud sosteneva che Eros unisce, Tanathos separa. La pulsione di morte sarebbe quindi indirizzata alla scarica totale di tutti gli impulsi vitali, un autopunizione derivante dall’impossibilità del piacere. Essa, scrive Freud, può venire tenuta dentro di sé e provocare quindi comportamenti autodistruttivi, oppure essere convogliata verso l’esterno in comportamenti violenti. Sono passati più di 80 anni dagli scritti di questo grande conoscitore della mente umana e rileggendo la cronaca quotidiana sembra davvero che molti uomini violenti preferiscano dare voce alle loro pulsioni primordiali solo utilizzando la forza. Non possiamo dunque indignarci di fronte a fatti impregnati di violenza sessuale, se prima non comprendiamo e cerchiamo di interpretare il linguaggio non verbale di chi ci circonda.

Di Ivan Scinardo

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