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L’assurda ”cultura” della perfezione

La notizia non è stata martellata dai media come l’omicidio di Garlasco e probabilmente a molti è addirittura sfuggita. La riassumiamo per dovere di cronaca e cerchiamo di trovare spunti di riflessione. All’Ospedale San Giovanni di Milano, ad una signora incinta di due gemelli, uno dei quali con una alterazione cromosomica, è stata praticata l’interruzione di gravidanza. Nulla di eccezionale (dirà qualcuno) se non fosse per la scoperta da parte del chirurgo che l’intervento selettivo era stato praticato sulla gemella sana. La signora ha poi deciso di abortire per la seconda volta e di non tenere la gemella affetta dalla sindrome di Down. La ginecologa ha parlato di ”fatalità imprevedibile”. Come si può parlare di fatalità quando anche la scienza più avanzata sopprime il diritto alla vita? E viene ancora da chiedersi: quanto ”terrorismo da sindrome” viene fatto da parte dei medici che, quando scoprono in una gravidanza, la presenza di un bimbo con handicap, lo considerano un malato cronico, quindi quasi un appestato. Quanti medici hanno la coscienza di mettere in contatto le potenziali mamme di questi bimbi con le mamme che da anni convivono con i figli handicappati? La brutalità dell’evento ci sconvolge. La mamma incinta decide che il bambino down andava eliminato e salvato quello sano; il risultato: da due vite siamo passati a due cadaveri. È il segno culturale di una sindrome del «figlio perfetto». Una selezione in camice bianco che sconvolge la Chiesa cattolica perché un feto e un embrione, sono comunque vita umana. Non è forse arrivato il tempo di rimettere in discussione la legge sull’aborto? Rispetto a questa agghiacciante vicenda non poteva non prendere posizione l’Osservatore Romano che scrive: ”è l’eugenetica che impone le sue leggi. E’ la cultura della perfezione che impone di escludere tutto cio’ che non appare bello, splendente, positivo, accattivante. E quello che si apre e’ il vuoto, il deserto di una vita priva di contenuti anche se confezionata a perfezione”. Condividiamo quanto scritto dalle colonne del quotidiano della Chiesa: ”nessun uomo, ha diritto di sopprimere un’altra vita. Nessuno uomo ha il diritto di sostituirsi a Dio. Per nessuna motivazione. Eppure innocenti continuano a morire. Le loro parole non dette, i loro sorrisi mai espressi, i loro sguardi mai accolti continuano a non suscitare sdegno o almeno le necessarie, profonde, serie riflessioni”

Di Ivan Scinardo

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