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Lettera a Babbo natale

Caro Babbo Natale…. inizia così la lettera scritta dalla mano innocente di mia figlia, prima che venisse appesa all’albero di natale e che inesorabilmente la inghiottisse fra luci colorate e addobbi vari, affinchè, con la fantasia, potessero giungere in Lapponia i sogni di chi ha davanti tutta la vita. La guardo scrivere e penso se mai l’attuale classe dirigente di questo paese sta già pensando, me compreso, al suo futuro? Decido di mettermi a suo fianco e di scrivere anch’io una lettera a Babbo Natale. Adesso che la trasmissione di Fabio Fazio “Vieni via con me” è terminata e avendo collaudato il metodo della lettura degli elenchi delle cose che non vanno, anche io vorrei affidare a Babbo Natale alcuni pensieri per immaginare un 2011 che desse ancora più importanza agli “ultimi”, così, solo per dare voce a chi non ne ha! Partirei da chi governa ed estenderei l’appello all’intera classe dirigente: vorrei un cambio generazionale nella classe politica, dove i cattolici tornassero a essere di nuovo protagonisti in vista del bene comune. Piuttosto che ridurre il 5 per mille per le associazioni di volontariato la casta dei politici potrebbe rinunciare ai tanti privilegi. Vorrei che tutti prendessero seriamente in considerazione il “fattore famiglia”. E’ una idea del Forum delle Associazioni familiari che, tra le tante proposte ormai da tempo inascoltate, ha chiesto un fisco equo, che non penalizzasse le famiglie con figli; penso sia questa un’esigenza urgente, ormai irrinunciabile in un paese che si definisce civile. Una leva di giustizia sociale, come l’ha definita qualcuno, perché le famiglie non riescono più a reggere il peso della grave crisi. Ci piacerebbe vivere in un paese che non tagliasse i fondi per i non autosufficienti, l’infanzia e le politiche giovanili. Ma anche per l’inclusione degli immigrati. Da cattolico e da giornalista non ho per nulla condiviso la scelta editoriale di non dare spazio, sempre a proposito della trasmissione di Fazio e Saviano, a chi si prende cura dei malati terminali. Dare voce soltanto a chi sostiene l’eutanasia non è deontologicamente corretto! Rimaniamo convinti che debba prevale la cultura della vita, in tutti i suoi momenti, a cominciare da quello iniziale con sostegni a maternità e natalità. Caro Babbo natale vorrei anche che si investisse di più nella formazione e che i nostri giovani non debbano più cercare opportunità all’estero. Vorrei anche un paese dove le famiglie si sentano davvero aiutate a sostenere economicamente il percorso scolastico dei figli. E nella scuola, bisognerebbe dare maggiore dignità a quell’esercito di docenti precari che entrano di ruolo pochi anni prima di andare in pensione. Sulla questione del meridione è ormai preistoria in termini di disquisizioni letterarie. Non serve dare cibo e assistenzialismo forse è più utile fornire la canna da pesca e il cibo se lo cerca chi davvero vuole mangiare e non stare a sperare sempre e comunque nell’intervento di qualcuno. Mi piacerebbe davvero vivere in un paese che investa sui giovani perché è risaputo che senza lavoro non c’è speranza. La nostra terra potrà rimanere unita al resto del paese non dalla previsione del ponte sullo stretto ma con investimenti capaci di rilanciare l’economia, in un paese considerato fra i più vecchi al mondo e che si avvia al suicidio demografico. Forse questa lettera rimarrà sull’albero e alla fine delle feste rimessa assieme agli addobbi all’interno dei cartoni; chissà se dovrò rileggerla come “lettera morta” nel natale 2011!

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Di Ivan Scinardo

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