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L’illusione del lavoro

In questi giorni e mesi di campagna elettorale ci sarà un aumento esponenziale di slogan e promesse lavorative che toccheranno migliaia di famiglie. Sono i giovani i più vulnerabili in una campagna elettorale che stritola e nello stesso tempo illude. Nei giorni scorsi leggevo alcuni titoli di quotidiani e mi colpiva una riga: “…la politica punta a far riassumere una vasta platea di lavoratori licenziati o rimasti senza lavoro dopo che sono stati chiusi i carrozzoni parapubblici nei quali lavoravano”. Perché queste soluzioni non sono state trovate fuori dai periodi elettorali? La domanda ovviamente è retorica e cade nel nulla. Ho molto apprezzato la presa di posizione dei vescovi riuniti nella nostra provincia, a Nicosia, per la Conferenza episcopale regionale, dove hanno chiesto alla politica una strategia seria per il lavoro.

“Siamo convinti, hanno detto, che far leva sui giovani sia un atto di lucidità politica, al quale non si vorranno e non si dovranno sottrarre le istituzioni centrali e regionali, deputate a creare le condizioni per incrementare l’occupazione al Sud. A tale scopo bisogna sgombrare il campo dalle logiche del clientelismo, dalle lentezze della burocrazia, dalla invadenza della malavita organizzata. Conosciamo – aggiungono – il disagio di molti giovani che vivono in un contesto sociale che non favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro e non offre prospettive incoraggianti. Vogliamo dare loro atto che in un momento di diffusa crisi sociale, di fronte alle difficoltà a trovare soluzioni e alle numerose contraddizioni degli adulti, non si sono arresi e hanno cercato di inventarsi nuove strade, anche quelle che portano fuori dalla propria terra con il rischio reale della desertificazione della nostra terra e della perdita di risorse umane fresche e di intelligenze. Per i vescovi è “immorale mettere in piedi un modello di sviluppo che mortifica la dignità umana e trasforma il lavoro in una merce qualsiasi”. Allora è proprio vero che mettere al centro i giovani vorrà dire immettere nel tessuto comunitario la loro capacità di aggregarsi, l’abilità di comunicare con semplicità e di andare al cuore dei problemi.

Di Ivan Scinardo

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