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L’invidia è la vendetta dell’incapace

Avete mai provato a osservare il comportamento di alcune persone, che tentano di scalare le tappe della loro carriera in modo fulmineo, battendo ogni previsione ottimistica? Sono spesso spietate, hanno una grande componente di audacia e non ci pensano due volte a calpestare l’amico, il collega o il semplice vicino. Spesso non hanno né i mezzi né la preparazione culturale e professionale per iniziar la scalata eppure la voglia di arrivare e toccare il vertice di un ipotetico albero della cuccagna, li spingi quasi sempre a provare un sentimento: l’invidia. E’ di questo che voglio parlare perché stanco di assister ogni giorni ha gesti di piccolo cabotaggio, soprusi, ingiustizie nel nome dell’invidia. Tanti anni fa lessi una massima che mi ha molto colpito e che mi ritorna in mente quando vedo agire determinate persone in un determinato modo: ”L’invidia è la vendetta dell’incapace”. Solo chi non è capace di realizzare ciò che ha sempre desiderato o ha visto fare a qualcuno, prova un grande senso di invidia e quindi di distruzione. L’invidia e quel processo di imitazione che spesso si innesca quando si è incapaci di dare un giudizio autonomo e ci si lascia condizionare o peggio guidare da schemi mentali rigidi e automatici che portano molto spesso a sbagliare. E’ risaputo che il processo di imitazione e quasi innato: i bambini imparano a crescere guardando e osservando modelli di comportamento diversi e spesso automatici. Da qui è facile immaginare come quando un gruppo venera il proprio leader anche chi non lo conosce alla fine si ritrova ad emettere un giudizio positivo. Questo ovviamente è un processo che si applica anche in negativo purtroppo. Quando vi è un fallimento si cercano all’esterno le colpe e mai in se stessi. Lo stesso Alessandro Manzoni nel descriverci gli agghiaccianti scenari della peste, indicava gli untori come gli unici responsabili che venivano immolati in nome di una giustizia popolare. Così in politica. Molti leader di partito aizzano i loro adepti a scagliarsi contro il nemico, trascurando anche ogni piccola azione positiva e di servizio. E allora dovremmo chiederci quanta capacità c’è in ognuno di noi nel rimanere soli con i nostri pensieri, senza farci condizionare o peggio guidare da qualcuno.

Di Ivan Scinardo

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