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L’ora d’acqua, la vita dei sommozzatori

La vita dei sommozzatori è tutt’altro che ordinaria e lo si vede bene osservando quella di Mauro nel documentario L’ora d’acqua della regista Claudia Cipriani. Il nostro protagonista è infatti costretto a vivere per periodi molto lunghi lontano da casa e in condizioni estremamente avverse ed eccezionali.

Il film crea un forte parallelismo tra la vita che Mauro conduce e altre tre situazioni a essa relazionate. In primo luogo il confronto viene fatto tra la sua figura e quella della moglie, per la quale le scelte del marito hanno significato giornate fatte di lunghe attese e di profonda e preoccupata solitudine. Viene inoltre dato forte risalto all’opposizione tra un’esistenza tradizionale divisa fra figli, scuola e lavoro e quella che invece porta avanti un sommozzatore, caratterizzata dall’impossibilità di metter su una famiglia e di aver radici stabili. Il raffronto forse protratto con più decisione è quello che scaturisce dal rapporto dolce e sincero fra Mauro e il piccolo Milo.

I due condividono la passione per il mare ma a esso guardano talvolta con occhi diversi e ciò li porta, attraverso un tenero scambio epistolare, a esporre vicendevolmente le proprie opinioni. È una vita affascinante, emozionante, straordinaria quella dei sommozzatori, ma allo stesso tempo è motivo di privazioni e dispiaceri che chi si deve aver la forza di sopportare.

L’ora d’acqua dà risalto ad entrambi gli aspetti mostrando da un lato le criticità e le frustrazioni causate da questo lavoro, dall’altro le immagini suggestive ed eccitanti della vita subacquea. Ma alla fine ciò che emerge dalla pellicola è l’immensa e travolgente passione per il mare che contraddistingue chi fa questo mestiere. Un amore tanto grande da poter superare ogni asperità.

Gabriele Nunziati (Cinematialiano.info)

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Di Ivan Scinardo

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