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Luci e ombre su: infanzia e adolescenza

Si chiama ”pedofobia”, non ha nulla a che fare con la violenza sui minori, anzi, al contrario, sono proprio i genitori che hanno paura di ricevere attacchi verbali o aggressioni da parte dei loro figli, per lo più in fase adolescenziale. E’ uno degli aspetti più inquietanti emersi dall’ultimo Rapporto Nazionale sull’Infanzia e l’Adolescenza, redatto dall’Eurispes e dal Telefono Azzurro. Ciò che più preoccupa è proprio l’atteggiamento dei genitori; il sondaggio rivela infatti che ”per evitare di rimproverare i figli e correggerne i comportamenti sbagliati, un crescente numero di adulti preferisce soddisfare le loro richieste, con la convinzione che in fondo si tratta di piccoli capricci cui non conviene opporsi”; questo quanto scritto testualmente sul rapporto. Non è necessario chiedere il parere allo psicologo per capire in quale direzione la famiglia sta andando. Se a questo aggiungiamo quel preoccupante dato del 51% dei genitori che ha dichiarato di non sapere nulla di come trascorrono il tempo libero i loro figli fuori da casa, ci vengono in mente sesso, droga e alcool che per molti adulti rimangono un tabu’: l’88% di questi non sa nulla delle esperienze sessuali dei figli, il 79% sconosce l’uso di droghe, anche leggere e il 74% ignora l’uso da parte dei giovani di alcool. Non è in questa sede che voglio sciorinare cifre e percentuali, rinvio questa interessante lettura a quanti vorranno leggere l’8° rapporto, già disponibile in rete. Altro tema scottante è quello del bullismo. Il 35,6% degli adolescenti dichiara di subire provocazioni e prese in giro, il 25,8% afferma di essere vittima di offese immotivate, il 10,8% è soggetto a minacce, il 5,5% del campione dichiara di subire percosse, mentre il 3,8% dei bambini e il 9,4% degli adolescenti dichiara di essere stato vittima del cosiddetto cyberbullismo, forma di prevaricazione perpetrata on line. Da questo studio emergono due aspetti dei nostri giovani degni di riflessione: sono silenziosi e disillusi. La stragrande maggioranza di essi non parla in casa con i propri genitori. Se lo fa è perché si è spinti da un bisogno specifico, ma quasi mai per esporre un problema. Sono invece i compagni di scuola, per il 68% degli intervistati, gli interlocutori privilegiati. ”I genitori e la scuola ? ha dichiarato Ernesto Caffo, storico fondatore di Telefono Azzurro, spesso sono soli nella gestione delle difficoltà che i ragazzi incontrano nella crescita come sono soli nelle grandi emergenze. Rispetto a tanta negatività, c’è un aspetto positivo, per la prima volta nella storia i figli sono i nuovi educatori per il gap tecnologico che li separa dai genitori.

Di Ivan Scinardo

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