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L’utopia dei valori e la scuola

Suona la campanella per oltre 7 milioni di studenti e fra problemi vecchi e nuovi si ritorna in classe. Già in chiusura d’anno, a Giugno, ci siamo ampiamente occupati del messaggio del Papa sull’emergenza educativa e le sue parole oggi sono di grande attualità: ”?gli insegnanti, dice Benedetto XVI, non possono più limitarsi a trasmettere abilità o capacità produttive richieste da un modello sociale basato solo sulla produttività. Devono trasmettere valori, buone prassi e le famiglie non possono continuare ad appagare i desideri dei figli accontentandoli nei bisogni materiali più effimeri e cercando la loro complicità”. Quanti genitori spostano i loro problemi relativi al rapporto intrerpersonale con i figli alla scuola? Quanti genitori si scagliano contro gli insegnanti accusandoli di non sapere comprendere i bisogni e le tendenze dei loro figli? Sarà pure una questione personale, a volte di pura antipatia reciproca, ma un docente è chiamato ad essere, nel suo lavoro, imparziale. A lui viene chiesto di impartire lezioni nel modo più efficace ed efficiente tenendo in considerazione le diverse abilità dell’alunno. La nostra rubrica non vuole essere un vademecum per le famiglie sui comportamenti da attuare, ma serve come momento di riflessione per tutti. La difesa estrema dei figli davanti gli insegnanti porta quasi sempre alla disfatta. I genitori possono prendersi una piccola vittoria nei loro confronti ma alla lunga non fanno altro che mettere in crisi l’intera impalcatura del sistema educativo e quindi sociale. E i giovani come rispondono a tutto questo? Talvolta con episodi frequenti di bullismo, trasformando le aule in veri e propri set televisivi di violenza e abusi, filmando tutto con i telefonini, pronti a scaricare il video su You Tube. In che misura un genitore entra in sintonia con il preside o l’insegnante al fine di pianificare insieme un percorso educativo e formativo dello studente? Recentemente ho incontrato un preside di un liceo che sognava di praticare il sistema scolastico inglese, dove il capo d’istituto ha pieni poteri; può scegliersi gli insegnanti, nominarli direttamente anche senza concorso; deve però rispondere in prima persona sulla qualità e sull’efficienza del suo lavoro. Se avrà fallito dovrà andarsene a casa. In conclusione anche ad inizio d’anno scolastico ci sentiamo di non abbassare la guardi e di rimanere in ”emergenza educativa”, speriamo che le recenti novità annunciate dal ministro Fioroni, possano fare tornare la scuola secondo le regole e i valori morali di un tempo

Di Ivan Scinardo

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