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Il Macbeth di Vincenzo Pirrotta al Teatro Biondo

Una danza macabra, con le streghe dai volti coperti dalle maschere pelose, segna l’inizio di un affascinante viaggio all’insegna della rilettura del Macbeth, il capolavoro di Sahakespeare. Volendo fare una sintesi narrativa su quest’opera, in scena al Teatro Biondo di Palermo, si assiste ad una grande maturazione artistica e professionale del regista Vincenzo Pirrotta, protagonista assieme a Cinzia Maccagnano  e Giovanni Calcagno di un lavoro che si avvale della traduzione dei testi di Carmelo Rapisarda. Quasi due ore di intesi dialoghi e monologhi in una atmosfera che da spettatore, dopo la visione a Teatro,  mi ha riportato alla rilettura di un libro, pubblicato nel 2001, dal giornalista del Messaggero, Salvatore Spoto, dal titolo: “Miti, riti, magie e misteri della Sicilia”. Si può sintetizzare così questo spettacolo, frutto di una intensa ricerca da parte di Pirrotta di ritualità occulte e arcaiche leggende siciliane. “La mia idea, ha dichiarato il regista, è che le streghe, con i loro oscuri presagi, restino attaccate ai personaggi come un cordone ombelicale, condizionandone le scelte e i comportamenti. Alcuni riusciranno a liberarsi recidendo questo cordone, ma non il protagonista e Lady Macbeth, i quali, come in preda a una possessione, compiranno i terribili delitti narrati da Shakespeare”. E come per il libro in cui viene presentata una Sicilia sconosciuta e ammaliante, in un viaggio tra miracoli, danze e fiabe, alla riscoperta dell’immaginario prezioso di questa terra e delle sue forti tradizioni, vale anche per questo insolito Macbeth, dove si assiste a un prologo rigorosamente in dialetto. Pirrotta, ha dichiarato in conferenza stampa, che rimase molto colpito da un antico testo sulla magia nera. Da qui la riscrittura con le streghe che si muovono sulla scena in una coralità di violenza e suoni che richiamano gli antichi riti degli sciamani. Macbeth nell’opera di Pirrotta ne rimane coinvolto e stregato ordinando violenza e sangue. Il suo migliore amico, invece Banquo, uno straordinario e possente Giovanni Calcagno,  riesce a liberarsi dai malefici rimanendone però vittima. Notevole l’interpretazione di Lady Macbeth, Cinzia Maccagnano, il potere le fa perdere la testa in un crescendo di distruzione  e morte che diventa quasi catartico.  La scenografia, il cui bozzetto è di Claudio La Fata, è una gigantesca tela simile a una rete neuronale, che si illumina di rosso con i suoi mille rivoli di sangue. Decisamente è un Macbeth negativo come i mali del mondo. Intriganti i costumi di Daniela Cernigliaro, realizzati con la collaborazione degli allievi del “Workshop di tecniche sartoriali per il costume teatrale” dell’Accademia del Lusso di Milano che ha una sede a Palermo.  Vestono anche gli attori in scena: Marcello Montalto, Alessandro Romano, Giuseppe Sangiorgi, Dario Sulis, Luigi Tabita, cooordinati dall’aiuto regista Alessandro Idonea. Lo spettacolo si concluderà il 19 febbraio a Palermo per spostarsi poi a Catania.

Di Vincenzo Aronica

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