Report, Strategie della comunicazione - Agenzia di stampa
 
 
 
Politici: fate il bene! (11/07/2010)
Politici: fate il bene! Giorni fa mi ha molto colpito il titolo di un editoriale, pubblicato dal «Corriere della sera» a firma di Ernesto Galli della Loggia, ''Un Paese senza politica''; tra i passi più interessanti il giornalista mette in relazione la Chiesa e la famiglia, alle prese con forze corrosive, legate al moltiplicarsi senza freno dei casi di corruzione pubblica, di malversazione. ''Manca in Italia un libro, un film, un'architettura, una cosa nuova pensata o fatta nel nostro paese che faccia parlare di sé il mondo. Siamo un Paese in declino? Chiede infine Galli della Loggia, dove nessuno è in grado di dire qualcosa circa il futuro che ci aspetta. Compito questo della politica, ma della politica, nel senso di ''progetto della città'' e di questo il nostro Paese è privo''. L'articolo ha scatenato un vero e proprio forum di discussioni in rete; ho voluto raccogliere una serie di testimonianze che ho cercato di scremare come contributo a una riflessione generale. In primis quella dell'ex sindaco di Venezia Cacciari che prova a declinare la parola ''bene'' in tre punti. ''Il bene oggi ? dice il politico filosofo ? è aprire una fase costituente per cambiare la legge elettorale; il bene è realizzare la riforma delle riforme, cioè il sistema federalistico che abbia al centro le città e non solo le Regioni, che spesso si rivelano dei grandi carrozzoni burocratici; il bene infine è realizzare un nuovo welfare, non più statalistico, ma basato sull'associazionismo di base e sul volontariato''. Condividiamo tutto! Lo storico del Medioevo Franco Cardini, non ha fiducia ''nella politica dell'isola dei famosi, dei centri commerciali, del partito di plastica. La politica, dice Cardini, «esprime una mancanza cui possono porre rimedio soltanto i giovanissimi, quelli che cominciano a criticare il materialismo dei loro fratelli maggiori''. Infine il regista Carlo Lizzani, individua il terreno comune per un rilancio italiano nella valorizzazione del patrimonio culturale esistente. Lizzani non crede che la mancanza di prodotti culturali alti sia da addebitarsi alla politica, ma una visione strategica del futuro può far sì che il talento venga coltivato e non nasca per caso''. Leggendo questi passaggi non potevo che mettere in evidenza la recente protesta degli studenti della scuola nazionale del cinema di Roma che, di fronte alla ventilata notizia degli tagli al fondo unico per lo spettacolo, hanno portato avanti una vera e proprio battaglia culturale difendendo i loro diritti. Per fortuna la politica ha fatto un passo indietro e si è accorta del macroscopico errore; e allora mi chiedo ma è sempre proprio necessaria la protesta civile in questo paese per essere ascoltati?

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