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Piccolo fiore, monologo sull’essenza dell’attore

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La scena

La scena si apre con l’ultimo spettacolo di Fiorenzo; applausi e poi buio in sala. Lo stesso buio che prova dentro chi cade nella depressione. Per l’attore forse è ancora peggio, perché quando si spengono i riflettori è come scivolare in un pozzo oscuro e senza fondo. La luce si fa più fioca mentre il pozzo diventa sempre più profondo ed oscuro. La bravura di un attore si misura quando riesce a fare piangere e ridere il pubblico.

Il debutto

La prima assoluta  di “Picccolo Fiore” produzione del teatro Ditirammu di Palermo, andata in scena nel suggestivo teatrino di Spazio Franco realizzato da Babel  ai Cantieri culturali alla Zisa, ha fatto registrare il tutto esaurito. One man show, mattatore assoluto l’attore di cinema e teatro il palermitano Rosario Terranova.

Piccolo fiore

Tutto nasce da un ricordo, quello della regista Elisa Parrinello, che quando era bambina, l’indimenticabile Vito, suo padre, le fece ascoltare la canzone di successo Piccolo fiore, cantata dai Teppisti dei sogni nel 1975. Il testo della canzone faceva:”…piccolo fiore dove vai, perché vai in giro per il mondo, se ti fermassi solo un momento, ti accorgeresti che c’è qualcuno,
qualcuno che ti vuole amare..” Difficile non amare questa performance messa in piedi in soli 15 giorni, con una drammaturgia ancora da migliorare ma con l’efficacia da parte di Elisa di avere scelto l’attore giusto.

Rosario Terranova

Rosario tiene la scena per quasi due ore portando lo spettatore dove lui vuole, (sagge parole di un tempo di Ignazio Buttitta). E così si alternano momenti di sonore risate, con le incursioni macchiettistiche infarcite  di  frasi comuni dialettali a momenti di intensa recitazione, annebbiata dal male oscuro che spinge il monologo a un momento in cui l’attore decide di farla finita avvelenandosi. Si accascia sulla scrivania e rinviene urlando la frase “neanche a Hollywood riescono a simulare una morte cosi”. Ci sono momenti nello spettacolo in cui Terranova assume la risata di Joker, uno dei tratti più memorabili e agrodolci del film. Come Joaquin Phoenix, l’attore che interpreta Arthur Fleck (poi ribattezzato Joker) anche lui ha lavorato molto sui muscoli facciali ottenendo un indubbio impatto sul pubblico. Ci ricorda la frase:  “La mia risata vi farà piangere”.

La mia risata vi farà piangere

Scavando in profondità in questo apprezzabile  lavoro di Elisa Parrinello con i testi di Salvo Rinaudo, estratti dalla raccolta di storie vere “I topi non avevano nipoti”, viene in mente l’indimenticato attore, Robin Williams, premio oscar con il film Will Hunting, morto suicida proprio a causa della depressione. Chi lo direbbe mai che all’apice del successo, inizia un lento declino che porta gli artisti alla solitudine e ai pensieri di morte. E quante volte gli attori, quelli che ci credono veramente nella professione, sentono dire in primis dai genitori e  dalla gente “ma che lavoro fai?” Terranova è bravo a interpretarlo questo malessere, facendosi portavoce di una categoria che meriterebbe maggiore rispetto e autorevolezza. La scena del provino è quello più emblematica, quando si conclude sempre con la frase “le faremo sapere” che il protagonista ritrova anche da morto. E quando tutto sembra irrimediabilmente compromesso, arriva spesso la svolta con uno squillo di telefono. Non a caso torna la luce diretta a illuminare il buio intorno. (Foto di copertina Peppe Scozzola)

 

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