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Poveri anche di…farmaci!

Lo chiamano il paniere dei beni necessari, oltre al cibo comprende anche i farmaci. La Sicilia ancora una volta maglia nera nell’acquisto delle medicine anche quelle più semplici e meno costose. Tutta colpa della crisi economica che si riverbera anche sulle cure mediche. Quell’innegabile diritto alla salute sembra dunque venire meno a tutti quei nuclei familiari che dimostrano ogni giorno di essere sulla soglia della povertà. I dati diffusi a margine della Giornata di raccolta del farmaco parlano chiaro: ne sono stati donati 3.187 e rappresentano appena il 26,4% dei 49.950 farmaci richiesti dagli enti no profit cooperanti con il Banco farmaceutico, necessari a coprire totalmente il fabbisogno di farmaci da donare. Sono stati in 36.778 ad aver beneficiato delle donazioni. Una goccia nel mare ma è pur sempre qualcosa. Le famiglie povere spendono meno (14,21 euro) rispetto al panorama nazionale, seppur di poco. Dunque, la distanza maggiormente ridotta è dovuta ad una spesa sanitaria media in netta sofferenza rispetto a quella nazionale, ammontante ad appena 57,91 euro. Così, la diseguaglianza più contenuta tra famiglie povere e non dipende da un diffuso malessere economico piuttosto che da una più equa ripartizione dovuta a qualche misura redistributiva. Siamo di fronte ad un eloquente “paradosso dell’uguaglianza”, ovvero il fenomeno secondo cui l’uguaglianza coincide con la redistribuzione della scarsità piuttosto che dell’abbondanza. Attualmente gli Enti convenzionati che ricevono farmaci da Banco Farmaceutico sono 1506, e comprendono associazioni di volontariato o di promozione sociale, fondazioni, cooperative sociali, enti morali ed enti religiosi. Oltre alla Giornata del farmaco, tra Banco Farmaceutico e un Ente non profit sono possibili altri tipi di convenzione per la raccolta di medicinali, come le donazioni aziendali e il recupero farmaci ancora validi. Un aiuto concreto per far fronte a una sempre maggiore difficoltà economica che spinge molte persone a smettere di curarsi e fa aumentare la richiesta delle associazioni.

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Di Ivan Scinardo

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