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Povertà educativa, il rapporto di save the children

Il titolo è preso in prestito dall’ultimo rapporto di Save the children, l’associazione che da anni si batte per migliorare le condizioni di vita e studio delle nuove generazioni. Contestualmente alla pubblicazione del rapporto è stata lanciata una campagna e una petizione on line per “illuminare il futuro”. Si chiede il recupero di tanti spazi pubblici in stato di abbandono e degrado da destinare ad attività extrascolastiche gratuite di bambini e adolescenti. In tutta Italia, dieci luoghi da restituire ai ragazzi, dieci scuole, piazze, città, asili, palestre dimenticate, chiuse, cadenti,  simbolo di un paese vietato ai minori, di un Italia che dimentica i più giovani. Le cifre sono preoccupanti: 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi 1 su 3 non usa internet e più del 40% non fa sport. Dove un minore su 5 non raggiunge le competenze minime in lettura e matematica, il 14 % abbandona gli studi prima del tempo. La Sicilia se la batte con la Campania;  7 ragazzi su 10 non leggono un libro  (73%), 4 su 10 non usano internet (41%), migliaia gli alunni senza mensa (81%); altissima la percentuale di abbandono scolastico (23,5%). Nuotare contro corrente. Povertà educativa e resilienza in Italia,  il titolo del dossier che vuole essere un monito e in invito a far tutti qualcosa per cambiare le cose. La nuova campagna e petizione sul sito www.illuminiamoilfuturo.it, è accompagnata sui social dall’hashtag #italiavietataiminori, per recuperare questi dieci luoghi  simbolo di un paese che troppo a lungo dimentica le nuove generazioni.

“La mancanza di tempo – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi – è sempre stata la motivazione principe che i non lettori portano per giustificare il loro rapporto con il libro e la lettura. È certamente vero, soprattutto all’interno degli odierni ritmi di lavoro, spostamento, occupazione del tempo. In realtà credo che dietro questa affermazione si nascondano delle dinamiche più complesse. Tanto che è curioso che la giustificazione della non lettura per il poco tempo a disposizione sia più alta tra gli uomini rispetto alle donne, che hanno anche il cosiddetto tempo di cura a loro sfavore. Dietro questo dato penso ci sia piuttosto un disinteresse verso la lettura più in generale che non si vuole dichiarare, un posizionamento del libro e dell’attività del leggere vissuto come qualcosa di non completamente positivo. Se questo è vero diventa centrale il ruolo che i soggetti delegati alla socializzazione della lettura, e in primo luogo scuole e biblioteche, dovranno svolgere nei prossimi anni”.

 

 

 

Di Ivan Scinardo

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