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PREMIO ROBERT BRESSON 2016 AL REGISTA RUSSO ANDREI KONCHALOVSKY

ANDREI KONCHALOVSKY PREMIO

BRESSON 2016
Regista scomodo, dallo stile essenziale, capace di grande scandaglio psicologico, Andrei Konchalovsky ha compiuto un percorso umano e professionale encomiabile, che si sostanzia in una visione positiva del cinema, mezzo capace non solo di patire ma di agire nella realtà, riconnettendola a un’ideale di giustizia. Un’istanza presente fin
nei primi lavori, che si pongono non a caso in contrapposizione con il Potere russo (La felicità di Asia girato nel 1966, uscirà solo nel 1988) prima e con Hollywood poi, dove pure riesce a realizzare veri e propri gioielli come Maria’s Lovers, A 30 secondi dalla fine e I dissidenti. l ritorno nella madrepatria è segnato da un film fondamentale come
Il proiezionista (1992), che ripercorre la Russia stalinista attraverso lo sguardo “cieco” e ingenuo del proiezionista ufficiale del Cremlino. Un atto di denuncia forte, che sottolinea il rapporto sempre stretto e spesso improprio tra Arte e Potere. Una riflessione che accompagna anche gli ultimi lavori del regista, più meditativi e nostalgici,
e che tocca il suo vertice con The Postman White Nights Leone d’Argento a Venezia 2014 e perfetto esempio di quel cinema capace di essere politico senza più essere ideologico, etnografico senza dover essere scientifico. Un cinema intimo e sommesso però declinato al plurale, in quella collettività, quel noi, da cui emerge e ritorna la storia
e il senso di ogni individuo.

 

Di Ivan Scinardo

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