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Come riavvicinare i giovani alla chiesa?

“I ragazzi si allontanano dalla Chiesa, le loro presenze molto basse alle messe sono un campanello d’allarme. Solo il 10-15% di loro frequenta le parrocchie, noi dobbiamo intercettare quell’85-90% che non incontriamo nelle chiese”. Lo ha dichiarato nel corso di un incontro il vescovo della diocesi di Cesena-Sarsina monsignor Douglas Regattieri. E’ chiaro che l’allarme lanciato dal prelato può essere esteso anche alle diocesi siciliane; chi va a messa con regolarità, con un colpo d’occhio, può accorgersi subito quanti giovani la frequentano e con assiduità. E’ chiaro che comunicare la famiglia, come ambiente privilegiato dell’incontro, serve sicuramente a comprendere il disagio dei figli e avere consapevolezza sul rifiuto di andare a messa. Se si cercano le cause sono le più disparate: indifferenza, genitori distratti, sacerdoti prolissi e monotoni, omelie lunghissime e poco aderenti alla realtà. Ma la responsabilità maggiore comunque è della famiglia, poco incline a educare i figli ai valori del cristianesimo. Eppure ci sono tanti esempi, da seguire, in testa il santo padre con il suo massimo rappresentante in Sicilia, il cardinale. Mi ha molto colpito una recente intervista del nuovo porporato, nominato, lui dice a sorpresa, da Papa Francesco. Sulle colonne di Repubblica, monsignor Francesco Montenero, ama farsi chiamare ancora Don Franco, si vede sfrecciare per le strade di Agrigento in sella alla sua Vespa blu. “Nell’era di Papa Francesco un cardinale lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia. Tutte qualità che a Francesco Montenegro, nato a Messina 69 anni fa e da sette arcivescovo di Agrigento, non mancano di certo” afferma il giornalista che lo ha intervistato. Fu lui che di fronte a centinaio di ragazzi radunati in piazza si è messo a saltare come un ultrà, gridando: “Chi non salta, mafioso è”. Parlando di Agrigento, Montenero l’ha definita come “una città decapitata. Non c’è il sindaco, non c’è il Consiglio comunale, il centro storico crolla, la cattedrale è chiusa. Ora rischia di chiudere anche il consorzio universitario, e tremila ragazzi non sanno cosa faranno. Quanti di loro hanno i soldi per studiare fuori? Mandare questi ragazzi per strada non è un invito a nozze per la criminalità? Oggi io vedo anche una politica diversa dal passato, migliaia di giovani che si impegnano nel volontariato, che donano sé stessi agli altri”. La Chiesa ha cambiato passo nella lenta e faticosa marcia verso la conversione e la divulgazione del vangelo, ma ognuno faccia la propria parte e faccia lo sforzo di convincere le giovani generazioni ad avvicinarsi ai sacramenti.

Di Vincenzo Aronica

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