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Due dozzine di rose scarlatte. In scena al Teatro Al Massimo

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C’è un mix di ritorno al passato, negli anni trenta, con la  commedia che si fa cinema. “Due dozzine di rose scarlatte”, è la commedia  in due atti messa in scena ieri sera, prodotta dal Teatro Al Massimo diretto da Aldo Morgante.

Un lavoro sobrio ma efficace, trascritto e adattato dal drammaturgo palermitano Umberto Cantone, grande esperto di teatro e cinema.

Ed è proprio dalla piece del commediografo romano Aldo De Benedetti scritta nel 1936 con protagonisti Vittorio De Sica e Giuditta Rissone, che si ispira Cantone nel rendere protagonista  in scena il talentuoso Cesare Biondolillo, nei panni dell’avvocato Tommaso Savelli; a lui sono affidate le battute più esilaranti, con siparietti continui con Massimo D’Anna, alias Alberto Verani, il corteggiatore che si fa chiamare “mistero” e che rimane incastrato nel suo stesso utopico tradimento nei confronti della moglie Marina, interpretata dalla brava Elena Pistillo, che veste i panni della moglie e Aurora Falcone, la cameriera a cui tutti sbagliano il nome.

La commedia, diventò nel 1940 un film prodotto da Angelo Rizzoli per la ERA, e fu girato interamente negli studi di cinecittà. Ed effettivamente l’ambientazione scenica sul palco del teatro stabile privato di Palermo è minimalista, ricorda un set cinematografico con due giganteschi proiettori Arri a illuminare gli attori e i pochi elementi. Gli attori si muovono lenti e spesso interagiscono con il pubblico, una trovata veramente apprezzabile.

Il titolo ha come soggetto le rose, metafora di un amore coniugale in crisi che per rimanere vivo ha bisogno di essere sempre annaffiato. Due dozzine di rose scarlatte è una storia semplice, sempre attuale, fatta di equivoci e falsi tradimenti tipici di una classe borghese sempre più avvitata su se stessa. Le scene sono di Marco Giacomazzi, i costumi di Bibi Augugliaro, le luci di Marco Cardinale, il suono di Dottor Service; assistente all’allestimento Ivan Bongiovanni.

 

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