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Saviano, “La paranza dei bambini”.

Recentemente ho letto la recensione dell’ultimo libro dello scrittore campano, Roberto Saviano, dal titolo: “La paranza dei bambini”.  Saviano da anni vive sotto scorta, la sua vita praticamente è blindata: non può permettersi di passeggiare in un parco, respirare l’aria della libertà, perché con i suoi libri e i suoi articoli ha fatto luce su una delle più potenti organizzazioni criminali e mafiose del sud Italia. Saviano ha scelto un luogo simbolo, il Nuovo Teatro Sanità di Napoli per presentare il suo libro e ha esordito citando le parole della poetessa bulgara Blaga Dimitrova: “Sono un filo d’erba e non ho paura di essere calpestato, perché l’erba calpestata diventa sentiero”.

Un frase  che ha toccato i cuori e le menti di centinaia di giovani, i veri protagonisti del cambiamento e del futuro.  Sono loro il sentiero. Lo scrittore è riuscito a raccontare la “ferocia totale” dei ragazzi protagonisti delle paranze dei bambini, bande di delinquenti minorenni diventati boss a colpi di pistola e ora personaggi del suo romanzo nel quale, Saviano stesso ha detto, “ho messo tutta la bestialità e l’umanità possibile”. Quando mi dicono che racconto solo la Napoli della criminalità – ha detto – penso che io scrivo perché trionfi la bellezza, per questo racconto l’ombra che non esiste senza la luce. Dire che bisogna smettere di raccontarne il volto oscuro ha il sapore dell’omertà”. Sono davvero incoraggianti le parole di Saviano, ma difficile guardare il bicchiere mezzo pieno, in un momento di crisi così profonda. I giovani a cui si chiede di reagire e guardare il futuro con ottimismo sono gli stessi che rimangono nelle famiglie d’origine addirittura fino a 35 anni, quando giovani non si è più.  Colpa della precarietà crescente del lavoro che non consente di fare progetti di vita per il futuro, sia individuali che di coppia. Molti sostengono che vi è la reale difficoltà a trovare case in affitto a prezzi bassi da qui la necessità di restare nella casa di famiglia. Sembra anche allontanarsi il sogno di cercare un futuro in altre città, attraverso tentativi più o meno improvvisati. E se da un lato la crisi mette in ginocchio i giovani, esiste anche l’altra faccia della medaglia. Questi fattori di resistenza del nucleo familiare hanno fatto in questi anni da ammortizzatore di una crisi lunga.  Ma questo non è un alibi o uno scudo per nascondere il volto peggiore della disoccupazione giovanile. Aumentano le famiglie siciliane sempre più disperate nel vedere i propri figli, quasi sempre laureati, impegnati a inviare curriculum che probabilmente non verranno mai tenuti in considerazione. E così migliaia di euro investiti  nella formazione universitaria diventano sempre più a “fondo perduto”.

Di Vincenzo Aronica

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