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Second life

Avete mai sentito parlare di Second Life? Se provate a cercare questa parola sull’enciclopedia Wikipedia vi verrà spiegato che si tratta di un mondo virtuale tridimensionale, visibile soltanto in rete. Fu inventato nel 2003 dalla società americana Linden Lab. Il sistema fornisce ai suoi utenti (definiti “residenti”) gli strumenti per aggiungere e creare nel “mondo virtuale” di Second Life nuovi contenuti grafici: oggetti, fondali, fisionomie dei personaggi, contenuti audiovisivi. La peculiarità di questo mondo virtuale è quella di lasciare agli utenti la libertà di usufruire dei diritti d’autore sugli oggetti che essi creano. I numeri sono da capogiro: oltre 12 milioni di utenti registrati, tanto che molte università stanno studiando questo mondo come un modello virtuale di interazione umana. La notizia positiva, oltre a tanto marcio che purtroppo c’è nella rete, è che i psicoterapeuti hanno deciso di sperimentare questo mondo con l?obiettivo di offrire un sostegno o aiutare in un percorso di cura già avviato chi soffre di anoressia e di disturbi alimentari in generale. La nostra rubrica ha affrontato più volte queste patologie che affliggono molte famiglie italiane. Spesso l?ascolto è una componente che manca e le cosiddette professioni d’aiuto diventano sempre più difficili da trovare. Il problema dei disturbi alimentari sfiora ormai il 10% della popolazione giovanile; un milione di ragazzi combattono ogni giorno con il cibo anche in forme fortunatamente molto meno gravi. C’è un giornalista, piuttosto famoso alla radio, Gian Luca Nicoletti, che ha vissuto per 6 mesi in Second Life; il suo obiettivo era quello di studiarne regole e comportamenti. Lui che è un esperto di rete, si è trovato di fronte un mondo inimagginabile tanto da permettergli la scrittura di un interessante libro che è stato oggetto di studio da parte dell’Ansisa, l’associazione nazionale degli specialisti dell’alimentazione. Il suo presidente Roberto Ostuzzi, responsabile anche della Fisdca (la società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare), aveva già annunciato, durante i lavori del decimo congresso nazionale, di avviare una serie di iniziative che permettano agli specialisti di entrare in questo mondo virtuale e dare aiuto alle migliaia di giovani, che spesso sotto false identità, lo costellano. «Nella Rete la malattia diventa setta – ha detto in una intervista Ostuzzi – chiudere i siti non serve, bisogna raggiungere questi ragazzi e parlare con il loro linguaggio». Su Internet, infatti, vengono aperti siti proana (di seguaci dell’anoressia, appunto pro anoressia) e promia (a favore della bulimia), alimentati da esaltatori di queste patologie. Già alcune sperimentazioni a livello di iniziative personali da parte di singoli terapeuti sono state avviate negli Usa, ma i membri dell’associazione italiana stanno già lavorando ad un progetto globale che riguarderà molti specialisti, opportunamente formati per questa nuova ed esaltante avventura nel mondo virtuale.

Di Ivan Scinardo

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