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Sempre più giovani soli e depressi

Ho letto nei giorni scorsi l’ultimo rapporto dell’U.N.I.T.A.L.S.I., acronimo di Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali, fra le più importanti associazioni cattoliche, dedicate al servizio degli ammalati. Mi hanno colpito alcuni dati che confermano ancora una volta lo stato di malessere che si registra negli ultimi anni da parte dei giovani. “Il nostro dossier – ha dichiarato Antonio Diella, presidente nazionale dell’organizzazione – ci dice che i pellegrini prima delle cure mediche hanno bisogno di un solido sostegno umano e spirituale. Solitudine, depressione e dipendenze sono queste le nuove frontiere della sofferenza umana che spesso ritroviamo nei nostri pellegrinaggi”. Sta cambiando negli ultimi anni il profilo del “pellegrino” e in particolare delle persone affette da patologie sanitarie che scelgono di partecipare a un pellegrinaggio a Lourdes, ma anche nei maggiori santuari europei, italiani e in Terra Santa. L’anno scorso su 35.138 pellegrini che si sono affidati all’Unitalsi, 8.382 erano persone malate con diverse patologie. “Sono sempre più i giovani (età compresa da 13 a 35 anni) – dice Unitalsi – a prendere parte ai pellegrinaggi. Nel 2016 sono stati 3.942 di cui 840 si sono dichiarati malati o disabili, tra questi una buona parte con alle spalle problemi di depressione, sindromi fobiche, dipendenze e soprattutto tanta solitudine”. Inoltre, il 74% sono donne e il 36% maschi. Dal campione risulta anche che il 70% dei malati è deambulante, 14% è su carrozzina, il 14% usa le stampelle mentre solo il 2% è in barella. I medici che si sono recati come volontari in pellegrinaggio nel 2016 sono stati 598. Fin qui i dati; se si confrontano con quelli di molti ricercatori che sostengono che la depressione è il disturbo psichiatrico più diffuso nell’età adolescenziale, le famiglie, in particolare, arrivano anche a negare l’esistenza stessa del disagio, contribuendo a ritardare e ostacolare l’intervento terapeutico. Ecco che si fa strada il volontariato e l’impegno verso il sociale. Probabilmente aiutare gli altri può diventare la migliore terapia antidepressiva, non solo, prendere parte a dei viaggi come quelli organizzati da associazioni vicine alla chiesa, per esempio i pellegrinaggi in terra santa  che periodicamente il Rinnovamento Nello spirito, rivolge per lo più ai giovani, servono a fortificare la fede e riscoprire luoghi che diventano veri e propri  scenari catartici.

 

 

Di Ivan Scinardo

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