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Sovrani di se stessi

La Chiesa non amava Don Milani, lo considerava un prete scomodo; nel 1954 fu esiliato in una minuscola comunità nei pressi di Firenze, Sant’Andrea a Barbiana. Qui, con i suoi ragazzi, avviò una straordinaria avventura umana e spirituale, culminata nel maggio del 1967 con la pubblicazione di: “Lettera a una professoressa”. Don Milani si rivolge ai ragazzi della sua scuola come ai «sovrani di domani». Come ai cittadini che saranno, il cui esercizio di libertà è anche esprimere la volontà di leggi più giuste, e dunque anche obiettare, accettando socraticamente le conseguenze penali, a quelle ingiuste. Dagli scritti di questo straordinario pastore della chiesa ne è nato l’incontro conclusivo a Palermo de: La Repubblica delle Idee. Davanti un teatro Massimo gremito di genitori e figli, hanno dialogato sul palco lo scrittore francese Daniel Pennac e il direttore del quotidiano Ezio Mauro. Entrambi hanno immaginato una scuola che non è più un problema, ma che diventa un’opportunità. Una scuola che salva tutti, anche i somari, proprio com’era il Pennac studente. E poi l’invito agli insegnanti a liberare i ragazzi «dall’incubo di ritenersi senza futuro ». “Siamo qui per parlare di libertà attraverso la cultura, ha detto Mauro, allora è giusto partire da Don Milani che diceva che solo la lingua ci fa uguali. Solo se i professori riescono a farsi capire, a utilizzare una lingua che non terrorizzi, solo allora si creano le condizioni di uguaglianza di cui parlava Don Milani”. Viene citato anche Antonio Gramsci il quale diceva che cultura «è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita» e che chiunque può essere filosofo, basta vivere da uomini tenendo gli occhi aperti e curiosi su tutto, non addormentarsi e non impigrirsi mai. È per questo che andiamo a scuola e per tutta la vita non smettiamo di studiare?

 

Di Ivan Scinardo

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