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Terapie per la povertà. Gli obiettivi del 2030

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L’ambulatorio di mio papà, pediatra della vecchia generazione, era ricavato in una stanza di casa. Vi si accedeva dal disimpegno che fungeva da sala d’attesa, posto dopo l’ingresso. Io e le mie due sorelle, una non ancora adolescente, davamo una mano aprendo la porta e facendo accomodare i piccoli pazienti in passeggino, accompagnati dai genitori e spesso anche da nonne e zie. Papà amava la sua professione e i suoi piccoli malati erano, talvolta, al centro dei nostri discorsi. Assorti, lo ascoltavamo quando ci raccontava storie di bambini guariti da patologie più o meno gravi, mettendo l’accento sulla soluzione piuttosto che sul problema. La sua indole di narratore-educatore faceva sì che nessuno di noi restasse impressionato ed ogni volta che iniziava una storia sapevamo che essa era quasi sempre a lieto fine. Siamo cresciuti così, con la consapevolezza che di fronte ad una difficoltà la soluzione doveva essere sempre cercata e, una volta trovata, messa rapidamente in atto. Questo modo di leggere la vita continua a fare parte di me ed oggi mi porta a guardare la povertà che ammala il mio territorio. E la terapia, anche in questo caso, c’è. Lo dicono gli studiosi dell’Economia civile.

Che l’attuale modo di concepire l’economia abbia fallito, portandoci alla drammatica condizione di ingiustizia fra e nelle nazioni, nessuno può dubitarne. Che le nostre province del centro della Sicilia versino in condizioni drammatiche è risaputo cosi come è noto che il sottosviluppo appartiene anche a tutte le latitudini e le longitudini del Mondo.  Chi offre il proprio contributo per risolvere il problema della povertà, e questo per sensibilità, per scelte di vita o per competenza, ha l’impressione che esso sia sottovalutato e non trattato adeguatamente dai media, chiedendosi quanto chi viva in condizioni di benessere abbia collocato irreversibilmente nella propria coscienza il fatto che i poveri fanno parte della vita di tutti.

Il 25 settembre 2015 le Nazioni Unite hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile e i relativi 17 Obiettivi da raggiungere entro il 2030. Nel documento dell’Assemblea generale dell’Onu, facilmente reperibile su internet anche in italiano, si legge: “Noi, Capi dello Stato e del Governo e Alti Rappresentanti, riuniti al Quartier Generale delle Nazioni Unite di New York dal 25 al 27 settembre 2015 per la celebrazione del settantesimo anniversario dell’ONU, oggi abbiamo stabilito i nuovi Obiettivi globali per lo Sviluppo Sostenibile.”

La dichiarazione continua con la definizione dei 17 obiettivi, di cui ne riporto due: “Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile” e “Fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”, e dei 169 target, (traguardi), di cui ne riporto uno: “Entro il 2030, ridurre almeno della metà la percentuale di uomini, donne e bambini di ogni età che vivono in povertà in tutte le sue dimensioni in base alle definizioni nazionali”.

Il documento è pieno di passaggi pregnanti ed offre una rigorosa analisi dei bisogni. Con l’Agenda Globale l’ONU propone un percorso per favorire lo sviluppo dei più deboli, gli stessi che abitano la terra insieme ai non deboli.

Se da un lato ci troviamo di fronte ad una richiesta di aiuto planetaria, dall’altro costatiamo che le “terapie economiche” basate sul capitalismo non solo non hanno risolto ma hanno aggravato il problema. Riconosciamolo, lucidamente.

Sul sito dell’ASviS (Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile) si legge: “L’attuazione dell’Agenda richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle istituzioni filantropiche, dalle università e centri di ricerca agli operatori dell’informazione e della cultura”.

E’ come dire che ciascuno è coinvolto a pieno titolo, semplicemente per il fatto di essere un cittadino. Cittadini attivi e forme nuove di economia sul modello dell’economia civile: in questa formula, la terapia. In medicina si definisce “associazione di farmaci”.

Il testo integrale in italiano dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile si trova qui: https://www.unric.org/it/images/Agenda_2030_ITA.pdf.

Marco Milazzo – ass.vita21enna@gmail.com

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