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Una drammatica realtà.

L’ha definita così la mancanza di lavoro nel nostro paese il cardinale Angelo Bagnasco all’apertura del Consiglio episcopale permanente in qualità di presidente della Conferenza episcopale italiana. Dopo aver condiviso le preoccupazioni riguardanti il lavoro, l’alto prelato si è rivolto alla politica, che “dovrebbe lavorare a capofitto su questo dramma, mentre al contrario appare distratta su altri fronti e perennemente litigiosa”. “C’è bisogno di una politica autentica, di pace istituzionale”, ha detto Bagnasco. Nella sua prolusione non poteva mancare un pensiero ai giovani: “quelli che emigrano (30mila ogni anno), quelli che si chiudono in casa per crearsi un mondo virtuale (6mila); quelli che continuano a sognare una famiglia e dei figli (il 92%), uno straordinario dato di fiducia, reso purtroppo vano dalla mancanza di lavoro stabile. Accanto alla questione del lavoro solleva ancora Bagnasco quella della decrescita demografica, con il record negativo del 2016 (-2,4% di nuovo nati, 474.000 contro i 486.000 del 2015), per sollecitare una politica che incoraggi e sostenga la famiglia, a partire dal fattore famiglia  chiesto insistentemente dal Forum delle associazioni familiari. Il cardinale ha fatto un chiaro riferimento alla famiglia naturale e alla violenza discriminatoria verso le donne esercitata dalla pratica della maternità surrogata, con la duplice ingiustizia del bambino separato dalla madre e della madre che perde ogni diritto sul neonato. La famiglia dunque ancora al centro delle riflessioni del cardinale di Genova, che con il suo discorso ai vescovi ha voluto rivolgersi alla classe politica, facendosi interprete di un pensiero collettivo di migliaia di famiglie stanche di assistere ai patetici teatrini in un parlamento, camera e senato che ormai non ha più alcuna rappresentanza del popolo ma soltanto interessi personali. Se poi si volge lo sguardo alla televisione, anche lì va in onda il peggio della politica italiana ormai indifendibile da ogni punto di vista. I dati forniti durante l’apertura dei lavori del consiglio episcopali dovrebbero spingere chi governa a gettare lo sguardo sul futuro, immaginando di creare posti di lavoro a tutti quei giovani che sognano un progetto di vita stabile che possa garantire loro una casa senza doversi “strozzare” con le banche e gli usurai.

Di Vincenzo Aronica

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