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Cinema

Cinema, giornalismo e violenza

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Tra cronaca e film così la formazione diventa un racconto multimediale
 
E’ possibile fare formazione in modo innovativo, dinamico e coinvolgente? L’esperienza dell’11 marzo per il corso su “Cinema, giornalismo, violenza di genere ed etica dello sguardo”, organizzato da AssostampaSicilia, Assostampa Palermo (in collaborazione con Odg Sicilia, valido 6 crediti deontologici) ai Cantieri culturali alla Zisa e ospitato nei locali del Crezi.plus, dimostra di sì. Oltre 90 i giornalisti presenti che hanno seguito con la massima attenzione le relazioni di Iva Marino, ricercatrice Unipa su Psicologia del profondo e delle relazioni, e di Ivan Scinardo, giornalista professionista, Direttore del Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia. Guidati da Elvira Terranova, caporedattrice di Adnkronos, giornalista tra le più esperte nella cronaca giudiziaria che ha seguito anche i più importanti processi per abusi e violenze sessuali. Con loro, Roberto Leone vicesegretario regionale di Assostampa e, ospite straordinario, il regista William Lombardo, reduce dalla presentazione in anteprima al “Rouge e noir” del suo primo film #loscuru.
 

La novità

La novità del corso è stata quella di alternare spezzoni di film significativi sul tema del corso, con le relazioni guidando i giornalisti-spettatori dentro le emozioni, le reazioni, lo sgomento, l’orrore della violenza che poi bisogna saper raccontare.
 
Partendo da “Un giorno perfetto” di Özpetek per arrivare a “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi sino alla sequenza di film cult come “Arancia meccanica” o “Kill Bill”, Iva Marino prima e Ivan Scinardo poi hanno sviscerato da punti diversi quello psicologico e quello cinematografico la narrazione di episodi che vanno dallo stupro, alla violenza sino alle uccisioni. Elvira Terranova facendo leva sulla esperienza diretta della cronaca giudiziaria, oltre che a guidare il dibattito ha poi portato il suo contributo, ricordando ad esempio il processo per stupro del figlio di Beppe Grillo svoltosi in Sardegna, sottolineando come purtroppo alcuni giornali sino andati ben al di là del diritto di cronaca insistendo su particolari morbosi o ricordando la ferocia di un interrogatorio subito dalla vittima da un’avvocata.
 

Il regista

 
Quindi Giuseppe William Lombardo ha portato l’esperienza della sua prima regia nel raccontare i riti voodoo sulle donne costrette poi alla prostituzione. Un’esperienza innovativa ha detto il vicesegretario di Assostampa Roberto Leone, che dimostra l’impegno e la volontà del sindacato di offrire la possibilità di aggiornarsi concretamente su argomenti di grande attualità, ma nello stesso tempo di entrare in un campo delicato come quello della psicologia sulla quale gli stessi giornalisti devono avere l’umiltà di ascoltare i professionisti del settore.
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Cinema

Il fotografo dell’ombra, un racconto per comprendere il mondo 

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Il documentario di Roberto Andò rigorosamente in bianco e nero è un viaggio meraviglioso nella fotografia, nella letteratura, un incontro con grandissimi personaggi che fanno parte della storia: da  Gianni Berengo Gardin, a Henry Cartier Bresson, Milan Kundera, Leonardo Sciascia padre e maestro di Scianna,  da Giuseppe Tornatore,  a Salvatore Nigro e Dacia Maraini ed altri.

La frase del padre di Scianna

Nel documentario è spiegata con ironia la celebre frase che il padre di Scianna, gli disse nel momento in cui Ferdinando aveva deciso di fare il fotografo. “ Che mestiere è quello del fotografo, uno che ammazza i vivi e resuscita i morti?” La fotografia è una scommessa con la realtà e con il tempo,  sottrae qualcosa che ha un significato, che va  oltre quell’istante… L’uomo ha perduto la sua ombra. Il documentario si presta a molte riflessioni,  e a diversi rimandi letterari sulla poesia della  vita e sulla morte. Questo non è il  primo ritratto del regista Roberto Andò, che  ha già raccontato Francesco Rosi per i suoi 80 anni, Harold Pinter e Robert Wilson.

Foto: Lia Pasqualino

La luce nella fotografia

Il ritratto è nato con la pittura, con Tiziano. E’ un frammento dal quale si può risalire per spiegare tutto… Alla fine cos’è l’esistenza , se non un viaggio in cui si incontrano gli amici che possono cambiarti la vita! Il linguaggio che insegue il fotografo,  esplora il dolore del mondo, secondo  Ferdinando Scianna è quello della contemporaneità… La luce nella fotografia rimanda al lutto, inteso  come metafora della condizione umana e della vita stessa, in una parola un’affascinante follia…  E’ un tema molto intrigante descritto a regola d’arte dallo scrittore Gesualdo Bufalino nel libro “La luce e il lutto” pubblicato da Sellerio. Tutto quello che ha un senso alla fine finisce in un libro…

Un viaggio nei luoghi e nei ricordi

Domenica su Raitre ho seguito con grande attenzione il documentario su Ferdinando Scianna . E’ stata una bella testimonianza  ricca di vita vissuta. Un viaggio nei luoghi e nei ricordi della Sicilia e non solo! Mi sono commosso più volte. Questo documentario che non è stato finanziato,  dovrebbero vederlo tutti gli  studenti dalle elementari in poi.  E’ un viaggio  nell’infanzia e nella vecchiaia. Lo ritengo tra i migliori lavori del regista Roberto Andò che continua a farci sognare con le sue opere.  Ferdinando Scianna è l’ultimo vero grande poeta, scrittore e fotografo di Bagheria. Roberto Andò in una intervista pubblicata dal Domani sul Docufilm ha dichiarato:

«Non è solo il racconto della sua vita e della sua carriera straordinaria, ma è anche la storia della nostra amicizia, e poi c’è soprattutto una riflessione sul senso delle immagini che la fotografia porta con sé»

 Ferdinando Scianna con la sua opera che ha portato in ogni parte del mondo,  ha saputo immortalare la brutalità, la teatralità e l’insolita bellezza del reale nei suoi scatti fotografici. C’è anche l’amore per la Sicilia e per un mentore in comune,  Leonardo Sciascia, ma soprattutto c’è un amore per il potere delle immagini.

Ferdinando Scianna è il primo italiano a far parte della Magnum Photos nel 1982, racconta storie, restituisce atmosfere e coglie dettagli altrimenti invisibili: nei suoi scatti, etica e stile, memoria e intuizione, letteratura e fotografia si fondono al servizio della verità e della cultura. Con questo ritratto personale, ricco di testimonianze, Roberto Andò firma una testimonianza storica per le nuove generazioni. Una lode a Lia Pasqualino  per la ricerca e la scelta delle fotografie.

Maurizio Piscopo

Guarda l’intervista al regista Robertò Andò, in opne day cinema a Radio in 

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Cinema

Che Dio perdona a tutti, il film di PIF

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Agnostico lui, Pif (pseudonimo di Pierfrancesco Diliberto), profondamente credente lei, Giusy Buscemi. Siciliani entrambi (lui palermitano, lei di Menfi, nell’Agrigentino), sono Arturo e Flora, i protagonisti di: ”Che Dio perdona a tutti”, il nuovo film di Pif, in sala da qualche giorno. I due si incontrano, si innamorano e si scontrano, dando vita a una storia che intreccia sentimenti, fede e identità. Lui è golosissimo dei dolci siciliani, lei è una pasticcera dal talento innovativo.

 Attualmente in sala, …che Dio perdona a tutti  è il nuovo film diretto e interpretato da Pif, affiancato da Giusy Buscemi e Francesco Scianna, con la partecipazione di Carlos Hipólito e Maurizio Marchetti e un cameo di Domenico Centamore. Ambientato in Sicilia, racconta il percorso emotivo e spirituale di Arturo, tra fede, dubbi e sentimenti contrastanti. Una commedia dal tono agrodolce che mescola ironia e riflessione, costruendo un racconto corale capace di parlare a un pubblico ampio.

Il film

che Dio perdona a tutti segna il ritorno alla regia di Pif, autore capace di unire ironia e riflessione. Il film nelle sale italiane dal 2 aprile distribuito da PiperFilm vede protagonista lo stesso Pif, affiancato da Giusy Buscemi e Francesco Scianna.
Nel cast anche Carlos Hipólito e Maurizio Marchetti. Presente inoltre la partecipazione amichevole di Domenico Centamore. La storia si sviluppa in Sicilia, tra sentimenti e spiritualità. Una commedia romantica ed introspettiva tra fede e identità personale.

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Cinema

Rendez-Vous, la 16^ edizione

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Dal 7 al 15 aprile 2026 torna in Italia Rendez-Vous, un’iniziativa dell’Ambasciata di Francia in Italia/Institut français Italia, co-organizzata con Unifrance, dedicata alla nuova cinematografia d’oltralpe attraverso grandi autori, nuovi sguardi e interpreti di prestigio.

Giunta alla sua 16a edizione, la rassegna aprirà il 7 aprile a Roma, con proiezioni al Cinema Nuovo Sacher e al Centre Saint-Louis. Come gli anni scorsi saranno presentate sezioni speciali e ospiti in diverse città italiane, nelle sale partner del festival: Cinema Classico a Torino, Anteo Palazzo del Cinema a Milano, Cinema Modernissimo a Bologna, Spazio Alfieri a Firenze, CasaCinema a Napoli e Rouge et Noir a Palermo.

Quest’anno il manifesto ufficiale del festival è tratto dal film La femme plus riche du monde di Thierry Klifa, protagonista Isabelle Huppert.

La Huppert sarà l’ospite d’onore del festival e parteciperà all’apertura della 16a edizione di Rendez-Vous il 7 aprile al Cinema Nuovo Sacher di Roma. Sul grande schermo verrà proiettato il film di Klifa di cui è protagonista. In La femme plus riche du monde, presentato all’ultimo Festival di Cannes, l’attrice francese interpreta una potente ereditiera al centro di un ritratto affilato e ironico del potere e delle sue fragilità.

Oltre alla Huppert saranno presenti a Roma anche il regista Thierry Klifa e Marina Foïs, attrice franco-italiana tra le più amate del cinema francese. Il regista presenterà il film anche il 9 aprile al Modernissimo di Bologna. Il film uscirà nelle sale italiane il 16 aprile, distribuito da Europictures.

I titoli in cartellone a Rendez-Vous 2026 indagano la società attraverso tutti i generi del cinema: dal racconto autobiografico al thriller, dal dramma alla commedia, la capacità di emozionare non impedisce di svelare criticità e di porre domande.

Tra i film in rassegna c’è Dossier 137, un thriller morale ambientato nel cuore delle istituzioni francesi. E’ l’ultima creatura di Dominik Moll che, insieme alla protagonista Léa Drucker (premiata per questo film con il César come miglior attrice), incontrerà il pubblico il 9 aprile al Cinema Nuovo Sacher. Dossier 137 uscirà nelle sale italiane il 16 aprile distribuito da Teodora Film.

Tra gli ospiti dell’evento 2926 anche Elsa Zylberstein, protagonista di C’était mieux demain di Vinciane Millereau, che sarà proiettato a Roma, in chiusura del festival, sabato 11 aprile. Attrice tra le più eleganti e sensibili del cinema francese, vincitrice del César per Van Gogh di Maurice Pialat, Zylberstein interpreta qui una donna che si trova a reinventare la propria vita, in un racconto delicato alle seconde possibilità. Il film uscirà nelle sale italiane il 18 giugno, distribuito da Minerva.

Tra le novità di quest’anno, l’introduzione della Giuria Giovani, composta da studenti provenienti da cinque prestigiose università italiane, chiamati a confrontarsi sul cinema francese contemporaneo con un premio ad un’opera prima o seconda della selezione. 

Torna invece il tradizionale Prix Palatine, premio assegnato da una giuria di oltre 3000 giovanissimi liceali italiani, ad un film scelto e presentato in collaborazione con il festival. Il film selezionato quest’anno in collaborazione con Rendez-Vous è Partir un jour di Amélie Bonnin, che sarà proposto agli studenti attraverso proiezioni dedicate in tredici città italiane.

Confermata anche una sezione dedicata alle famiglie all’Institut français – Centre Saint-Louis. Tra le nuove collaborazioni del festival figura inoltre il partenariato con la Sapienza Università di Roma: alcuni studenti di cinema condurranno il Q&A dopo la proiezione di uno dei film del festival, moderando lo scambio tra regista e pubblico.

 

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