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Cultura

L’eredità  di David Sassoli

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A due anni dalla scomparsa

Son trascorsi due anni dall’11 gennaio 2021 quando  l’Europa  intera è stata  sconvolta dalla prematura scomparsa del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, grande europeista e politico di spessore.

La sua figura è stata ricordata da tutti con un corale segno di stima e di ammirazione per la chiarezza e coerenza delle sue idee europeiste, come documentano i messaggi e gli interventi  che costituiscono un monumento culturale per le giovani generazioni.

Sassoli proveniva dalla cultura cattolica e democratica e proprio da quel tipo di formazione derivava la sua «rara capacità di combinare idealismo e mediazione che lo ha reso protagonista di uno dei periodi più difficili della storia recente»  come ha affermato  Mario Draghi.

Lo storico presidente del Parlamento europeo ha dimostrato un forte impegno nella difesa della libertà di stampa e dei diritti umani, sostenendo una maggiore centralità del Parlamento europeo e una revisione del meccanismo di unanimità nelle decisioni cruciali.

La figura e l’eredità umana e politica di David Sassoli continua a suscitare grande interesse e sono state organizzate anche quest’anno diverse attività culturali che nei titoli descrivono “La forza di un sogno”, “Profeta di Pace” . “La saggezza e la tenacia”.

Le parole di Sassoli profumano di fraternità e proprio di questo ha bisogno la società di oggi, spezzando la crosta di egoismo e di interessi personali. I recenti fatti di cronaca che hanno interessato i palazzi dell’Unione Europea , hanno tracciato un segno nero che potrà essere cancellato se viene riaccesa la luce dell’onestà nella ricerca del vero bene dell’intera Comunità Europea.

L’Europa ha bisogno di un nuovo progetto di speranza, un progetto che ci accomuni, un progetto che possa incarnare la nostra Unione, i nostri valori e la nostra civiltà, un progetto che sia ovvio per tutti gli europei e che ci permetta di unirci. Abbiamo bisogno di innovazione, non solo nella tecnologia, ma nelle istituzioni, nelle politiche, negli stili di vita, nel nostro essere comunità”.

È questo il monito di Davide Sassoli, che ritorna sempre vivo e pressante. L’innovazione negli stili di vita, seguendo il sentiero dei valori, della cultura, del rispetto della dignità della persona, porterà certamente innovazione nella politica, nelle istituzioni e nell’intera società, anche con i benefici dell’intelligenza artificiale, se ben guidata e governata dall’uomo.

Il messaggio di un “nuovo umanesimo” è vivo nell’eredità spirituale di Sassoli che ha interiorizzato nel cammino della sua formazione i valori sociali e culturali testimoniati da  Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani.

“Tra giustizia e ingiustizia non esiste il centro; I privilegi ricevuti vanno restituiti con l’impegno di essere al servizio dei più deboli; Al primo posto la non violenza, lo studio e la competenza; Il problema degli altri è il mio problema; L’indifferenza non è un’opzione”  sono queste alcune delle sue massime da ricordare,  nel giorno anniversario  e tale ricordo sollecita l’impegno a confermare il percorso verso una maggiore integrazione comunitaria che consolidi politiche atte a rispondere ai problemi quotidiani dei cittadini, delle famiglie, delle imprese, degli Enti locali dei 27 Stati aderenti, nella prospettiva di un’Europa efficace al suo interno e aperta verso il resto del mondo.

Quest’anno il rinnovo delle elezioni europee costituisce un filo conduttore di numerosi dibattiti e di proposte che non dovrebbero scadere nella competizione tra gli schieramenti politici, bensì  dovrebbero indirizzarsi alla convergenza di avere in Europa una rappresentanza  italiana  qualificata , capace di custodire e difendere i valori identitari dell’Italia  nella cooperazione verso il bene comune della Nazione  e dell’intera Comunità Europea.

Il  sorriso rasserenante e giovanile  di Sassoli, appare in questo difficile tornante della storia europea, un segno di speranza.

 

Giuseppe Adernò

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Cultura

Il tricolore della Foncanesa

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io e la cura delle malattie neoplastiche del sangue FON. CA. N E. SA.

La delegazione ANCRI è stata accolta dalla presidente Agata Rosalba  Zappalà Massimino , la quale ha presentato le origini e le finalità di  “Casa Santella”, centro di accoglienza presso il policlinico di Catania,

Il prof. Francesco Di Raimondo, direttore della Divisione clinicizzata di ematologia del Policlinico ha evidenziato i positivi benefici dei pazienti che sono sereni nel sapere i loro familiari ben accolti a “Casa Santella” e la testimonianza di alcuni ospiti ha confermato lo stile di cooperazione e di familiarità che si instaura tra i pazienti.

 

l presidente della sezione catanese, Gr. Uff. Giuseppe Adernò, insieme ai Cavalieri Antonio Benfatti e Antonina Panebianco delegati nazionale e sezionale alla “Solidarietà sociale “, hanno donato alla Fondazione la bandiera d’Italia come segno di riconoscimento per il generoso e lodevole servizio  socio assistenziale offerto dal 1999 ai familiari dei pazienti ricoverati nel reparti delle malattie del sangue, anche in memoria della giovane Santella Massimino, prematuramente scomparsa.

Sono intervenuti alla manifestazione i Cavalieri: Mariella Gennarino, Annamaria Polimeni, Salvatore Vicari, Antonio Alecci, Fabio Raciti e Giuseppe Gennarino.

Molto apprezzato il messaggio augurale inviato dal Presidente Nazionale ANCRI, Cav. Antonello De Oto dell’Università di Bologna.

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Cultura

 “Chiamati all’Amore con speranza”

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Strenne salesiane  del Rettor Maggiore un dono simbolico e significativo che scandisce i ritmi di crescita spirituale della comunità.

Le Strenne che don Ángel Fernández Artime, –  Rettor Maggiore,  del 2014,  recentemente nominato Cardinale – ha prodotto e diffuso nei suoi 10 anni alla guida della Congregazione Salesiana (2014-2024) sono state raccolte in una pubblicazione a cura del  segretario e portavoce, don Giuseppe Costa, maestro in giornalismo, già direttore dell’Editrice vaticana LEV.

Il volume, intitolato “Chiamati all’Amore con speranza” , è destinato non solo ai salesiani, ma  anche ai laici,  “Amici di Don Bosco”   e riporta nell’introduzione, gli i interventi del giornalista Enzo Romeo, del docente della Facoltà Teologica di Sicilia Massimo Naro e della sociologa Cecilia Costa dell’Università degli studi di Roma Tre, i quali dal loro punto di vista presentano una lettura trasversale delle preziose e articolate dieci  “strenne”.

Al tempo di Don Bosco erano brevi messaggi, oggi sono  dei saggi articolati in capitoli  e arricchiti di video e immagini, come un docufilm che attraverso la rete  digitale raggiunge tutte le Case salesiane diffuse nel mondo.

Il titolo della strenna 2024, “Il sogno che fa sognare” ripercorre il cammino pedagogico e carismatico di Don Bosco che, con il suo cuore di Padre e Maestro, “trasforma i lupi in agnelli”. Per celebrare il bicentenario del sogno di Bosco, le Poste vaticane hanno dedicato un francobollo speciale.ì

Sfogliando le pagine del volume si intrecciano i temi che riguardano i giovani, lo stile salesiano, il cammino verso la santità che rende tutti “buoni cristiani e onesti cittadini” e poi ancora un raggio di speranza per la costruzione di un nuovo umanesimo.
Le dieci strenne sono intercalate dai manifesti realizzati dall’Agenzia iNfo Salesiana (Ans) in occasione della pubblicazione annuale delle singole Strenne e si arricchisce anche con alcune altre foto, inerenti a viaggi, visite, incontri e momenti di vita  salesiana  nel mondo con la presenza del Rettore Maggiore.

Il prossimo 29 febbraio il volume  sarà presentato  a Roma, presso l’Istituto Maria Santissima Bambina (Via Paolo VI), nel corso di un evento che sarà possibile seguire anche a distanza assistendo alla diretta streaming disponibile su YouTube.

Dopo l’introduzione da parte di don Giuseppe Costa, curatore del volume, interverranno Valentina Alazraki, giornalista vaticanista, corrispondente di “Televisa” (Messico); Roberto Cipriani, docente emerito di Sociologia all’Università Roma Tre; Marco Girardo, direttore di “Avvenire”; Arianna Rotondo, docente di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università di Catania. Concluderà i lavori il card. Ángel Fernández Artime, rettor maggiore dei Salesiani. Moderatore della presentazione sarà il giornalista Luca Caruso, addetto stampa della “Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI”.

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Cultura

Valutare gli alunni della scuola primaria

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VALUTAZIONE CON GIUDIZI SINTETICI nella scuola Primaria

Valutare gli alunni della scuola Primaria  con  giudizi sintetici significa voler misurare il cielo con il centimetro”.

te”.

Si torna indietro nel cammino della valutazione scolastica

LA CULTURA DELLA VALUTAZIONE

Il docente educatore come Michelangelo “tira fuori da ogni bambini la parte migliore” e la valutazione, parte integrante del progetto formativo, non ha lo scopo di selezionare i “migliori”, ma, più concretamente, di fare in modo che emerga in tutti i bambini e ragazzi “la loro parte migliore”.

Il significato etimologico del termine valutazione richiama il senso del saper “dare valore”, e, come afferma Franco Lorenzoni“ nel libro “, I bambini pensano grande. Cronaca di un’avventura pedagogica” (Sellerio, 2014), sollecita l’impegno di valorizzare tutti i bambini, accogliendo le loro diversità nell’apprendimento.

Il giudizio “gravemente insufficiente” blocca il processo di crescita formativa, non tiene conto dei livelli di partenza del bambino che non ha ancora raggiunto gli obiettivi di base.

La cultura della valutazione scolastica ha subìto negli anni diverse modificazioni e adattamenti, apportando criteri innovativi nella ”Scheda  Personale” che un tempo si chiamava “Pagella”, temine ancora in uso nel linguaggio ordinario.

Si legge nel Regio decreto degli anni Venti che in sede di riunione per lo scrutinio finale presieduta dal preside: “Ciascun docente esprimeva per ogni alunno un giudizio sul rendimento scolastico e disciplinare, giudizio che il Preside traduceva in voto”.

Assegnare il voto era, appunto, compito del Preside e il docente formulava un giudizio verbale.

Con i Decreti Delegati e gli Organi collegiali anche la valutazione ha assunto una dimensione “collegiale” assegnando i voti che vanno dal 10 “eccellente” al 6 “voto di sufficienza”, a volte intercalati dai segni + o – o anche dal ½ voto che favoriva il calcolo della “media dei voti”.

Dal 1977 si è accentuata una differenza di sistemi di valutazione tra i diversi ordini di scuola. Mentre le scuole Superiori mantenevano il voto in decimi (tranne che per la valutazione della Religione Cattolica, per la quale si adottavano i giudizi: insufficiente, sufficiente, molto, moltissimo), negli altri due gradi di scuola sono stati introdotti i giudizi di: Eccellente, Ottimo, Distinto, Buono, Discreto, Sufficiente, Non sufficiente ”.

In seguito, nel 1993, il criterio di gradualità nella fascia valutativa è stato espresso sinteticamente con le lettere A, B, C, D, E corrispondenti a una scala valutativa che nella mente del docente, dello studente e dei genitori veniva riportata ai voti tradizionali dal 6 al 10.

Dagli anni 1987-1988, la scuola del Primo ciclo ha adottato non più la “Pagella”, bensì la “Scheda Personale di valutazione”, con giudizi personalizzati e veniva compilata in triplice copia e di colore diverso: verde per la scuola, marrone per la famiglia.  Le schede si compilavano a mano e la copia con la carta carbone spesso era illeggibile.

Dall’anno scolastico 2008-2009 la legge 169, che porta la firma del Ministro Maria Stella Gelmini, rimette in vigore il voto in decimi nella scuola Primaria e nella scuola Secondaria di primo grado.

L’innovazione fu salutata come un alleggerimento delle procedure negli scrutini intermedi e finali ed anche i genitori accolsero l’evento come segno di maggior chiarezza per comunicare il rendimento scolastico.

Ancora una volta prevale l’idea della scuola che “insegna-istruisce” e trasmette cultura, mentre resta  nell’ombra l’idea di scuola che “educa e forma” l’uomo e il cittadino.

Franco Lorenzoni e diversi altri pedagogisti hanno sostenuto, invece, che: “La reintroduzione del voto è stata una sciagura perché ha riportato in auge una pratica del tutto sbagliata e controproducente Quando si studia per il voto, la scuola non funziona, se si studia invece per il piacere e la curiosità di imparare si apprende molto di più”.

 

VERSO LE COMPETENZE

Nel corso dell’ultimo decennio spesso è stato discusso in merito alla questione dei voti nella scuola Primaria che pone le basi del saper organizzare il proprio lavoro, del saper gestire le proprie cose, di ciò che sarà il bambino un domani, acquisendo autonomia di comportamento nel rispetto delle regole della convivenza civile.

In essa comincia il percorso di orientamento verso gli ambiti disciplinari che diventano poi “discipline” e “attraverso l’acquisizione sistematica e critica della cultura si promuove la formazione integrale della persona” che cresce mettendo a frutto le personali potenzialità che, esercitate mediante l’azione scolastica, diventano prima “capacità”, poi “abilità” e quindi “competenze”.

Per definizione la competenza è segno di un graduale consolidamento della modifica del modo di sentire e di agire, e tale gradualità non può essere “misurata” e “quantificata” con un voto numerico, ma va descritta esplicitando il graduale sviluppo, di crescita e di maturazione.

La descrizione del grado o del livello di competenza va redatta mediante la formulazione di un giudizio che fotografa lo stato reale del processo di formazione dell’alunno e che, come un referto ecografico, segnala ed analizza i particolari aspetti di crescita e le eventuali direzioni d’intervento per un miglioramento efficace.

Com’è stato scritto: “Assegnare voti nella scuola Primaria significa voler misurare il cielo con il centimetro”.

Il voto, espressione della “misura” di quantità, e “accertamento di un prodotto”, è stato considerato “un imbarazzante neo” della scuola delle competenze che, invece, privilegia il “processo”, anziché il “prodotto”.

Nella prassi quotidiana la valutazione qualitativa, descrittiva non misura le prestazioni con il centimetro dei voti, ma spiega e valorizza l’evoluzione dell’apprendimento e l’impegno esercitato, tenendo conto dei differenti ritmi di crescita e i diversi livelli di partenza.

La valutazione scolastica ha la caratteristica, l’attributo e la qualità di essere: “formativa”, indirizzata cioè non a “misurare“  ciò che il bambino sa, bensì a descrivere il processo che lo aiuta a “saper fare”, evidenziando anche eventuali difficoltà e ostacoli.  Lo sosteneva anche il Maestro Manzi quando valutava i suoi alunni dicendo:  “Fa quel che può, quel che non può non fa”, dimostrando da attento professionista dell’educazione che è compito del docente: “Saper guardare tutti ed osservare ciascuno”.
Tutti questi elementi non possono essere contenuti nel voto numerico.

La valutazione formativa ha le caratteristiche di “orientamento, guida, accompagnamento”, diventa espressione del “prendersi cura “dell’alunno, del “saper rispondere ai bisogni di ciascuno”.

Il giudizio sintetico misura,  pesa, quantifica  e non descrive il processo e non accompagna l’esercizio delle capacità che diventano abilità per raggiungere il livello di competenze.

Chiediamo al Ministro Valditara se questa decisione è coerente ai principi della pedagogia di una scuola “studente-centrica” orientata allo sviluppo delle competenze che per norma vanno descritte e non misurate o rinchiuse in formule standard.

La migliore valutazione, alla scuola primaria, è quella che “sostiene la crescita dei bambini, potenziandone i punti di forza e accogliendone i punti deboli, attraverso un percorso che consenta a ciascuno di progredire, indicando cosa fare meglio e non limitandosi ad evidenziare gli errori”.

Giuseppe Adernò

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In Tendenza