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Donne in carriera, ma senza figli! Una ricerca

Ivan Scinardo
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Mi ha colpito nei giorni scorsi uno studio condotto dalla vicina Svizzera italiana su un campione di oltre 15mila persone di età compresa tra i 15 e i 79 anni. Si tratta di una indagine, che viene realizzata ogni cinque anni,  sulle famiglie e sulle generazioni. Ecco i dati: il 30% delle donne con un titolo di formazione superiore non vuole figli. Il livello di formazione influenza quasi un terzo delle donne con un titolo di grado terziario (università, scuola universitaria professionale o alta scuola pedagogica). Tale quota è nettamente inferiore tra le donne con un livello di formazione più basso o senza formazione post obbligatoria. Il dilemma tra vita professionale e familiare è uno dei motivi per cui le laureate preferiscono rimanere senza figli; temono infatti che la nascita di un bambino ostacolerebbe le loro prospettive di carriera, contro il 37% degli uomini. Altri fattori influenzano questa importante decisione, come la custodia dei bambini. Una grossa parte dei genitori (42%) ricorre a una custodia non retribuita, ossia affida i propri pargoli a parenti, in particolare ai nonni, o a conoscenti. Circa due quinti (37%) dei nuclei famigliari ricorre esclusivamente a una custodia a pagamento, ovvero all’asilo nido e al doposcuola. Molto meno diffuse sono le mamme diurne (6%), ragazze alla pari o baby-sitter (5%). Il resto delle economie domestiche utilizza una combinazione delle due soluzioni (gratuita e a pagamento). Anche il luogo in cui vive la famiglia (centri urbani o comuni rurali) influisce enormemente sul ricorso alla custodia di bambini. Nei grandi centri, oltre il 60% si rivolge a un asilo nido o a una struttura di custodia parascolastica. Nei comuni rurali questa quota si attesta al 24%. I dati di una ricerca statistica possono apparentemente risultare freddi e senza alcun commento ma in realtà chi si occupa di dinamiche familiare e di studi demografici non può ignorarli. Se dovesse perdurare questo stato di disagio economico legato alla carenza di lavoro, molti giovani, le donne in particolare, preferiscono non sposarsi e fare figli. Si scoraggiano davanti lo spauracchio dei costi di un matrimonio, di un mutuo e della baby sitter.  Le politiche del welfare devono tenere in debito conto tutto questo, e mettere in atto tutte le strategie che portino a degli incentivi economici solidi e concreti a chi realmente vuole costruirsi una famiglia. 

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