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InSalute (Dott.E.Alagna)

Sindrome Cinese

Enrico Alagna

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Il numero delle vittime del coronavirus è salito a 9 mentre il numero di casi accertati nel Paese sale a 440. La Farnesina sconsiglia i viaggi non necessari nell’area colpita

Virus cinese aggiornamento contagio morti

Sale a 9 il bilancio delle vittime del virus cinese simile alla Sars mentre il numero di casi accertati nel Paese sale a 440. “C’è la possibilità di una mutazione virale e di una ulteriore diffusione della malattia”, ha avvertito il vice ministro Li Bin della Commissione sanitaria nazionale cinese, durante una conferenza stampa.

La Commissione ha annunciato misure straordinarie per contenere la diffusione del virus, con centinaia di persone in viaggio in Cina per le festività dell”anno lunare‘. La Sars, tra il 2002 e il 2003, uccise quasi 800 persone.

Il nuovo virus, con focolaio nella città cinese di Wuhan, è stato individuato anche in altri Paesi asiatici (Thailandia, Corea del Sud, Giappone e Taiwan) mentre gli Stati Uniti hanno confermato martedì il primo caso. Mercoledì c’è in programma una riunione straordinaria dell’Organizzazione mondiale della Sanità per stabilire se il virus rappresenta un’emergenza globale.

Intanto, il Partito Comunista Cinese ha avvertito i funzionari locali di non nascondere i casi dell’epidemia, come avvenuto durante l’epidemia di Sars nel 2002-2003. “Chiunque deliberatamente ritardi o nasconda di riportare casi per il proprio interesse sarà inchiodato al pilastro dell’infamia per l’eternità”, ha avvertito la Commissione per gli Affari Politici e Legali del Pcc dal proprio account social, citato dal South China Morning Post.

Nel messaggio, l’organo del Pcc invita i funzionari alla trasparenza per evitare i rumors e ridurre i timori dei cittadini, citando l’epidemia di Sars dei primi anni Duemila, segnata da ritardi e occultamenti dei casi che hanno colpito la credibilità del governo e la stabilita’ sociale. “Ingannare noi stessi peggiorerà soltanto l’epidemia”, conclude il messaggio, “e renderà un disastro naturale controllabile un disastro umano estremamente costoso”.

Un primo caso sospetto è stato registrato in Australia. Un uomo di Brisbane, che ha famiglia in una zona vicino a Wuhan e che ha manifestato problemi respiratori di ritorno da un viaggio nella città, è stato sottoposto a test medici per accertare la presenza del coronavirus. Lo ha confermato la chief health officer dello Stato australiano del Queensland, Jeanette Young, specificando che l’uomo si trova in isolamento nella propria abitazione. “Abbiamo fatto test su di lui e stiamo aspettando i risultati”, ha detto la dirigente sanitaria citata dai media australiani.

Intanto quindici membri dello staff ospedaliero della città sono state infettate dal coronavirus all’origine della malattia. Lo hanno comunicato le autorità sanitarie di Wuhan dal proprio account Weibo, la piattaforma di social network più utilizzata in Cina, all’indomani della prima conferma della trasmissibilià del virus da uomo a uomo.

Oltre ai quindici casi accertati, di cui uno in condizioni critiche, anche un sedicesimo membro dello staff medico è sospettato di avere contratto il virus ed è stato anch’egli ricoverato in quarantena come i suoi colleghi.

Il Capodanno lunare che comincia in questi giorni rischia di diventare il canale di diffusione più temibile della patologia.​ La Farnesina ha emesso un avviso a chi viaggia nella provincia dello Hubei, dove si trova Wuhan, in cui chiede a chiunque sia entrato in contatto con animali e presenti sintomi influenzali di contattare un medico. Dalla provincia meridionale cinese dello Yunnan, dove si trova in visita di ispezione, il presidente cinese, Xi Jinping, ha chiesto “controlli efficaci” per frenare l’epidemia e ha sottolineato la necessità di “mettere al primo posto la salute e la vita delle persone”.

La Commissione Nazionale per la Sanità cinese ha reso noto di avere inviato una squadra di esperti a Wuhan e di avere rafforzato le misure di prevenzione e controllo in vista delle festività del capodanno cinese, quando centinaia di milioni di persone viaggiano in tutto il Paese. La situazione è ancora “prevedibile e controllabile”, secondo la Commissione, che aggiunge, però, che la fonte del coronavirus non è stata trovata. Singapore, intanto, ha rafforzato i controlli sui viaggiatori che entrano nella città-Stato asiatica dalla Cina mentre l’amministrazione di Hong Kong ha annunciato che chiederà ai viaggiatori in arrivo da Wuhan di compilare un modulo sullo stato di salute all’arrivo all’aeroporto.

(Fonte: AGI Salute)

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Lisa Clark candida il corpo sanitario italiano al Nobel per la Pace

Enrico Alagna

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Una bella notizia è arrivata da Oslo
I medici, infermieri e operatori sanitari italiani sono stati ufficialmente candidati al Premio Nobel per la Pace 2021 per il loro straordinario impegno e sacrificio in prima linea nel fronteggiare il Covid-19.
La proposta è stata lanciata dalla Fondazione Gorbachev che, a un anno dall’inizio della pandemia, vorrebbe vedere l’alto riconoscimento conferito ai “medici, infermieri, farmacisti, psicologi, fisioterapisti, biologi, tecnici, operatori civili e militari tutti, che hanno affrontato in situazioni spesso drammatiche e proibitive l’emergenza COVID 19 con straordinaria abnegazione, molti dei quali sacrificando la propria vita per preservare quella degli altri e per contenere la diffusione della pandemia”.
Da Oslo è arrivato il via libera a quello che, comunque andrà a finire, è il più importante riconoscimento dell’immenso lavoro svolto da queste donne e questi uomini in uno dei momenti più tragici della storia recente per salvare le nostre vite, spesso a rischio e a costo delle proprie.
“Alla base della richiesta di candidatura – si legge – c’è il fatto che il personale sanitario italiano è stato il primo nel mondo occidentale a dover affrontare una gravissima emergenza sanitaria, in cui ha fatto ricorso ai possibili rimedi di medicina di guerra lottando in trincea per salvare vite e, non di rado, perdendo la propria.”
Inoltre , proprio come previsto dal protocollo di candidatura, la proposta è stata anche ufficialmente sottoscritta da un Nobel per la Pace, l’americana Lisa Clark, che ha prestato attività di assistenza volontaria durante l’epidemia ed attualmente vive in Toscana. Co-presidente dell’International Peace Bureau, Clark ha ricevuto l‘onorificenza nel 2017.
“Ho candidato il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace”, ha spiegato, “poiché la sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a sé stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze. La pace non è solo assenza di guerra, non basta che nessuno spari. Pace significa anche solidarietà, rispetto della dignità delle persone. Ed è quello che è successo un anno fa in Italia con l’arrivo della pandemia. Per questo ho deciso di candidare il corpo sanitario italiano al premio Nobel per la Pace. Anche se ora qualcosa si è spezzato.”
Lisa Clark, statunitense di nascita, fiorentina d’adozione, da una vita impegnata contro le guerre nel mondo, ha formalizzato la candidatura all’Accademia di Svezia di medici, infermieri, operatori sanitari, militari, volontari italiani, impegnati sul campo durante la prima ondata del Covid. Lo ha potuto fare in quanto presidente dell’International Peace Bureau, che è stato a sua volta insignito del Nobel nel 1910. E lei stessa, a 71 anni, per dare una mano, si è messa al volante delle ambulanze della Croce Rossa di Bagno a Ripoli, come volontaria.
«L’Italia, dopo la Cina, è stato il primo grande Paese ad essere colpito dalla pandemia, ma ha reagito in modo diverso dagli altri. Non solo i professionisti, i medici, gli infermieri in prima linea, ma tutti gli operatori sanitari, i militari che trasportavano le bare da Bergamo, i volontari si sono fatti in quattro per dare un contributo, per mettere a disposizione le proprie capacità. L’utopia del più forte che aiuta il più debole non è stata più un’utopia, è diventata realtà. E anche se questa candidatura riguarda il corpo sanitario, in quel momento tutti gli italiani hanno dato il meglio di sé».
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AIFA sospende, in via precauzionale, il vaccino AstraZeneca

Enrico Alagna

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L’Agenzia Italiana del Farmaco sospende in via precauzionale E TEMPORANEA tutti i lotti del vaccino #AstraZeneca.
Questo avrà non poche ripercussioni sul rallentamento della campagna vaccinale ma soprattutto emotive su Chi, fino a qualche ora fa, spinto dal benestare dei medici vaccinatori, ha effettuato la vaccinazione.
Possiamo rassicurare chiunque di voi abbia effettuato la vaccinazione AstraZeneca in quanto occorre sottolineare che AIFA ed EMA hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
I casi di decesso verificatisi dopo la somministrazione del vaccino AstraZeneca hanno un legame solo temporale. Nessuna causalità è stata dimostrata tra i due eventi. L’allarme legato alla sicurezza del vaccino AstraZeneca non è dunque giustificato.
Oggi pomeriggio l’AIFA ha però ritenuto di sospendere l’impiego del vaccino in via “del tutto precauzionale” in attesa di altre valutazioni da parte dell’EMA.
Le autorità sanitarie e di controllo hanno emesso questi comunicati non sulla base di opinioni, ma valutando i dati ottenuti finora dalla campagna vaccinale che non hanno portato a rilevare particolari problemi per quanto riguarda gli effetti avversi causati dal vaccino di AstraZeneca, così come dagli altri vaccini contro il coronavirus finora autorizzati.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Attendiamo FIDUCIOSI che l’EMA si esprima a riguardo. Evitiamo, per quanto possibile, di dar credito a fonti diverse da quelle ufficiali: OMS, EMA, AIFA.
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Vaccini anticovid: quando toccherà a voi non esitate

Enrico Alagna

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In tanti mi chiedete lumi sulla vicenda #AstraZeneca: siete preoccupati, intimoriti.
Per alcuni di voi si avvicina la prima dose di vaccino. AIFA (agenzia italiana del farmaco) ed EMA (agenzia europea per i medicinali) hanno sospeso per motivi precauzionali un lotto di vaccino; questo è sinonimo di SICUREZZA.
Vuol dire che l’intera filiera farmaceutica funziona ed ha come priorità la salute dei cittadini.
Aifa ed Ema hanno chiarito che al momento non c’è un «nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi».
Nonostante le rassicurazioni delle agenzie di controllo, tra i cui compiti c’è proprio quello di vigilare sulla sicurezza di farmaci e vaccini, alcuni giornali italiani hanno raccontato la sospensione con toni molto più allarmanti di quelli che stanno usando gli altri giornali europei.
Dall’inizio delle campagne vaccinali, solo in Europa sono state somministrate circa 16 milioni di dosi del vaccino di AstraZeneca, senza che emergessero problemi o effetti avversi imprevisti, rispetto a quelli riscontrati durante i test clinici dell’anno scorso.
Produrre un vaccino è un’attività estremamente complicata e ci sono pochi altri processi produttivi che ricevono controlli così severi, sia da parte delle stesse aziende farmaceutiche sia dalle autorità di controllo.
In atto la vaccinazione è l’unica arma a nostra disposizione per il raggiungimento dell’immunità e la sconfitta del Coronavirus.
Siate fiduciosi e QUANDO TOCCHERÀ A VOI NON ESITATE!
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