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Cinema

Il clan dei siciliani

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Due coppie di successo e i loro accoliti

Nel regno della commedia, il duo comico è un difficile gioco ad incastro, un puzzle di antica invenzione mai passato di moda. In Italia tale formula non è venuta a noia, anzi: nell’era dei social e dell’AI, il panorama resta sorprendentemente frequentato.ùù

Ficarra e Picone

Spostandoci al Sud, troviamo due coppie di commedianti, nate entrambe a Palermo, la cui alchimia, forgiatasi in presa diretta in anni di gavetta, si basa su una perfetta interazione di caratteri opposti e speculari. Il talento da guitto del comico più puro si confronta e si modella grazie al partner più sobrio e meno esuberante. Questa dinamica definisce la cifra stilistica tanto degli attuali Ficarra e Picone, quanto dei loro celebri conterranei, Franco e Ciccio, interpreti di innumerevoli pellicole che hanno divertito per sei lustri il pubblico nostrano. A diversi decenni di distanza, i protagonisti della recente serie Netflix “Sicilia Express” sembrano averne raccolto il testimone, fin dal loro esordio sul grande schermo (Nati stanchi 2002 di Dominick Tambasco).

Comici a confronto

La fruizione delle pellicole di entrambe le coppie, ieri come adesso, rende evidente un fatto raro rispetto a molti omologhi contemporanei. Non ci troviamo di fronte a interpreti di macchiette intercambiabili, caratterizzati solo da una pungente differenza estetica (elemento base di qualsivoglia duo comico); la vera contrapposizione, qui, è tra due talenti differenti e complementari: la vena gestuale ed empatica di Ficarra oggi, come di Franco allora, trova un perfetto contraltare nella posatezza del sognante Picone e del più serafico Ciccio. Ciò che sostiene i numeri e le esili, ma sempre gradevoli, pellicole di Franchi e Ingrassia e le storie più curate e strutturate ed altrettanto divertenti di Salvo e Valentino, è infatti, è innanzitutto il confronto tra due diversi modi di intendere la comicità, tra due personaggi che sono naturale espressione delle doti dei loro interpreti: la dirompenza di Ficarra ha radici nell’espressività della tradizione dello slapstick di cui Franco Franchi è stato eccellente interprete e, in entrambe le coppie, l’effetto comico è costruito grazie a un serrato dialogo tra istrionismo e pacatezza.

Ma questo scambio di assonanze e raffronti fra le due più iconiche coppie del capoluogo isolano non si esaurisce qui.

Nelle pellicole da loro girate, le origini siciliane fungono da costante collante delle storie. Questo richiamo diventa il valore aggiunto di una comicità genuina e spontanea, in cui l’elemento distintivo è dato dalla specificità dei loro personaggi, che assumono (quasi) sempre i loro stessi nomi di battesimo: Franco e Ciccio e Salvo e Valentino.

A rendere ancora più manifesta tale immedesimazione con l’innata sicilianità, nel cast dei film di entrambe le coppie, troviamo tanti compagni di scena dei loro esordi, che sono divenuti personaggi ancillari, perfettamente funzionali alle storie narrate, i quali hanno recitato nel grande schermo dividendo la scena con attori affermati della commedia nostrana, senza mai sfigurare.

Franchi e Ingrassia

Francesco Benenato (Franco) e Francesco Ingrassia (Ciccio), dopo gli stenti degli esordi nelle strade palermitane e nei teatri improvvisati dell’Italia post bellica, una volta raggiunto l’insperato e improvviso successo, non si dimenticano dei loro conterranei commedianti. Li prendono per mano, trasferendoli nei set dei loro film, in cui diventano presenze fisse. Stiamo parlando dei palermitani Enzo Andronico e Nino Terzo, i più noti di quella generazione, compagni di set in tante pellicole, capaci di costruire carriere dignitose anche al fianco di registi come Steno, Fellini (in I Clowns e I Vitelloni) o Pupi Avati. Accanto a loro, una schiera di caratteristi dell’avanspettacolo come Mimì Ciampolo, Ugo Bonardi, Nino Lembo, Nino Nini e i baresi Ugo Sportelli e Dino Cassia: nomi forse dimenticati dai più, ma imprescindibili per il successo della coppia sul grande schermo.

Generazione di artisti

Sicuramente non per mero spirito di emulazione, ma per la spontanea esigenza di circondarsi di figure familiari, di creare steccati sicuri dove esprimere al meglio il loro talento, anche Ficarra e Picone, circa mezzo secolo dopo, hanno travasato nelle loro pellicole alcuni dei comici che avevano calcato con loro i palchi del cabaret palermitano. Fra questi, troviamo attori già noti al grande pubblico per intensi ruoli drammatici, specialmente nella caratterizzazione di figure criminali: Gigi Burruano (La scorta, I cento passi, La piovra 8), Mario Pupella (Angela, La siciliana ribelle, Salvo) e Tony Sperandeo (Pizza connection, Il pentito e I cento passi). In particolare, quest’ultimo costituisce un ideale ponte con il passato: un giovane Sperandeo, al suo debutto al cinema, aveva condiviso le scene con Franchi ed Ingrassia in La giara, episodio della pellicola Kaos (1984) dei fratelli Taviani trasposizione delle novelle di Pirandello, nella parte di un contadino. Ed a proposito di assonanze, circa quarant’anni dopo, Ficarra e Picone saranno i protagonisti di La stranezza (2022) diretto da Roberto Andò, che narra dell’incontro fra due becchini siciliani da loro interpretati con il grande scrittore (Toni Servillo). Entrambi i film rappresentano la svolta più autoriale delle rispettive coppie, avvenuta significativamente nel nome del comune illustre conterraneo: Luigi Pirandello.

Gli altri artisti

Ma anche altri artisti, fino ad allora meno adusi a frequentare set cinematografici, hanno accompagnato il duo nel loro cammino verso il successo cinematografico, fra cui Gino Carista, presenza più costante nelle loro produzioni, Toti e Totino alias Salvatore Mancuso e Salvatore La Mantia, anche loro una coppia che si ispira al modello degli illustri predecessori, Giovanni Cangialosi, la cui balbuzie scenica richiama l’afasia di Nino Terzo; e ancora Marcello Mordino, Antonio Pandolfo, Enrico Maria Ponte, Paride Benassai e Consuelo Lupo.

Il consenso

Ognuno di loro ha portato sul set un frammento di quella storia iniziata insieme in una Palermo di fine secolo, tra i locali e i piccoli teatri di provincia. In quegli anni, le performance dei comici locali non potevano contare sul riverbero dei social o delle piattaforme streaming; potevano fare affidamento solo sul calore e sul consenso immediato degli spettatori. È proprio quel consenso, oggi come allora, ad aver permesso a queste due coppie di tracciare un percorso unico, trasformando una radice profondamente locale in un linguaggio cinematografico accessibile ed apprezzata da tutti.

Carmelo Franco

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Cinema

La banda muta di Alessia Bottone

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“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che  attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega-  che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.

Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia. Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto,  sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.

  

Guarda l’intervista alla regista 

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Cinema

Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky

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Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).

Sinossi

Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.

Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.

Guarda il trailer

Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò

 

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Marsala, Mille volti una storia

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 25 maggio 2026: Mattinata ricca di emozioni al Teatro Impero, a Marsala, dove si è tentuta la cerimonia di presentazione del progetto Cinema per la Scuola(Cinema e immagini per la scuola) “Visioni fuori luogo” nell’ambito del quale alcuni studenti, del Liceo Pascasino – Giovanni XXIII e di altre Scuole Secondarie di Primo grado del territorio, sono state protagonisti di una mini serie web, in tre puntate, dal titolo “Marsala: mille volti, una storia”. Il lavorio filmico esplora la realtà multiculturale di #marsala attraverso le storie di giovani immigrati e documenta le loro esperienze, le sfide, i sogni e le speranze, con l’obiettivo di sfatare stereotipi e pregiudizi e promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, di cui Marsala è città pilota. Il progetto che ha portato alla realizzazione delle tre puntate, è stato realizzato dagli esperti: Giacomo Di Girolamo (Sceneggiatore), Francesco Dinolfo (Direttore della Fotografia) e Alessio Piazza (Regia) e seguito dalla prof.ssa Rossella Nocera, in qualità di responsabile scientifico, dalle docenti A. Galfano, I. Pellegrino e R. Zizzo, in qualità tutor e dal prof. Luca Facciolo, in qualità di Valutatore. Per l’occasione è stata nominata una giuria di esperti (attori e docenti di cinematografia), composta da Ester Pantano, Sofia Fici, Luana Rondinelli, Claudio Casisa e Ivan Scinardo, che ha premiato, a conclusione dell’evento, i migliori attori protagonisti e non.
 

 

 

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