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Cinema

La Bocca dell’anima

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Con grande interesse ho seguito un film di Giuseppe Carleo molto affascinante dal titolo: “La bocca dell’anima”.   ignoli. Mi hanno colpito, i canti del venerdì Santo eseguiti a cappella dai lamentatori dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento di Mussomeli e l’antica musica dei barbieri eseguita da Nino Nobile, Alessio Bondì, e Giacco Pojero. L’opera cinematografica è stata sceneggiata da Carlo Cannella e Giuseppe Carleo. Si tratta di un lavoro molto particolare, che richiama molte cose lontane e tante pagine di letteratura, la novella dello scrittore Luigi Pirandello La favola del figlio cambiato, il film capolavoro di Emanuele Crialese Nuovomondo. Il film, prodotto da Favorita Film ed El Deseo, è l’esordio al lungometraggio di finzione di Giuseppe Carleo, regista palermitano già noto per il cortometraggio “Parru pi tia” (2018). E’ stato presentato in anteprima mondiale al Taormina Film Fest lo scorso 18 luglio ed è uscito nelle sale italiane il 26 settembre. “La Bocca dell’Anima” ha come tema centrale la magia popolare, per la prima volta trattata nel cinema non in veste documentaristica ma all’interno di un racconto drammatico realistico, fuori dalla chiave horror fantasy.

E una delle sue particolarità è che il racconto è ambientato in una Sicilia fuori dagli stereotipi e quasi mai mostrata sul grande schermo, ovvero la Sicilia dell’entroterra montano e nevoso. Ecco una descrizione letteraria del fim:

“Pallido, sporco ed emaciato, Giovanni Velasques ritorna nel suo paese natale, un piccolo villaggio arroccato sulle montagne della Sicilia. Un oscuro trauma che si porta dalla guerra provoca in lui una violenta crisi. A liberarlo da questa sofferenza è una vecchia maga che lo inizia all’arte della magia, rivelandogli di possedere il dono, lo spirito di un uomo morto con il quale potrà aiutare gli altri. Ben presto l’autorevolezza conquistata dal nuovo mago lo porta a scontrarsi con le altre facce del potere, la chiesa e la mafia. Giovanni ripiomba in una solitudine che lo incattivisce, finché il grido di dolore della sua famiglia lo richiama al ruolo di padre e lo intima a rinnegare quello spirito “diabolico” che alberga nel suo corpo”.

Il regista Giuseppe Carleo risponde alle mie domande :

A chi si rivolge il fim ?

Questo è un film sul popolo e del popolo, perché la sceneggiatura e l’immaginario in essa contenuti si sono nutriti dell’osservazione di questo mondo e dei suoi protagonisti. Questo film dà voce a chi non può alzare la voce, perché proviene da strati sociali subordinati,da una cultura subalterna che merita la nostra attenzione. In questo senso questo è un film che tutti possono vedere, e nel quale tutti possono riconoscersi, perché tutti, in un modo o nell’altro, sono entrati in contatto con la dimensione della magia popolare e ne hanno bisogno.

Perchè ha girato La bocca dell’anima ?

Narrare la vicenda dell’evoluzione di un mago rappresenta lo specchio attraverso il quale leggere questioni nodali dell’esistenza umana: la dialettica fra la vita e la morte, la capacità di trasformare e dare senso ai drammi della vita e al suo mistero, trovare la libertà individuale all’interno di una comunità e dei suoi schemi.

Un viaggio nell’anima

La bocca dell’anima è un viaggio nelle tradizioni popolari della Sicilia, si rifà agli studi di etnomusicologia intrapresi da Elsa Cugino nell’università di Palermo. E’ il mondo magico e affascinante, molto lontano dai tempi in cui viviamo, raccontato con poesia e raffinatezza da Giuseppe Carleo. Bravissimi gli attori. E’ un film da non perdere, da vedere nel week end, un film per tutti, soprattutto per i giovani. Ci aiuta a riscoprire una Sicilia incantata e misteriosa, a tratti sconosciuta, la Sicilia dal cuore antico descritta da Carlo Levi nelle parole sono pietre.

Maurizio Piscopo

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Cinema

La banda muta di Alessia Bottone

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“La banda muta – afferma la regista quarantenne Alessia Bottone – restituisce alla morte e al rito funebre il loro valore originario, ovvero la celebrazione del passaggio dalla vita terrena alla vita spirituale ma, soprattutto, conferisce un tempo al dolore. Un aspetto che, oggi, appare svuotato di significato: basta guardare ai funerali delle celebrità o persino a tragedie come quella di Rigopiano, diventati occasioni per scattare selfie e postare sui social”.

La regista- che  attraverso questo corto ha reso omaggio anche alle sue origini siciliane- , ha voluto portare in scena non solo emozioni, ma una riflessione sul tema della solitudine nella società contemporanea. “Una solitudine valoriale – spiega-  che ci porta ad affogare nell’egocentrismo, fino al punto da non rispettare nemmeno la morte. La domanda che mi faccio e che attraversa il film è: perché abbiamo bisogno di essere sempre al centro della scena, anche quando c’è il dolore di mezzo? Cosa ci manca davvero, cosa ci affligge, e perché oggi il silenzio ci spaventa così tanto?”.

Una riflessione condivisa anche da Gaetano Savatteri, che accoglie con favore questa trasposizione cinematografica del suo racconto “La banda muta”. “Quando affidi un racconto o un romanzo a un regista- dichiara lo scrittore e giornalista- sai che ne nascerà inevitabilmente un’altra cosa. Ed è bello vedere quali nuove letture possa ispirare una storia. La banda muta si ispira ed era un rito pieno di solennità che ho visto con i miei occhi a Racalmuto, il paese di Leonardo Sciascia. Una tradizione che Alessia ha ben reso nel suo corto,  sottolineando per altro come è cambiato oggi il nostro rapporto con la morte e con il silenzio. Oggi i funerali sono diventati applausi, selfie, show business, soprattutto quando riguardano figure pubbliche. In un tempo di rumore, di chiasso e baccano continuo, è proprio quel silenzio perduto che ci serve, perché è nel silenzio che troviamo lo spazio per guardarci dentro”.

  

Guarda l’intervista alla regista 

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Cinema

Rosa Elettrica la nuova serie targata Sky

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Nei panni di una giovane agente sotto copertura alle prese con scelte più grandi di lei, Maria Chiara Giannetta è la protagonista di ROSA ELETTRICA, eroina per caso al centro del nuovissimo thriller on-the-run targato Sky Original dall’8 maggio in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW.

Prodotta da Sky Studios e Cross Productions e diretta da Davide Marengo (Un’estate fa, Il cacciatore, Notturno bus), la serie – in sei episodi – adatta liberamente l’omonimo romanzo bestseller di Giampaolo Simi (2007, edito da Sellerio Editore Palermo).

Sinossi

Al centro della storia Rosa, giovane agente del programma protezione testimoni, incaricata di scortare Cocìss, baby boss di camorra deciso a collaborare, interpretato dal co-protagonista Francesco Di Napoli. Quando scopre che qualcosa nell’operazione non torna, Rosa rompe la catena di comando e fugge con lui: da quel momento entrambi diventano bersagli, costretti ad attraversare l’Italia senza potersi fidare di nessuno, nemmeno delle istituzioni che dovrebbero proteggerli. Accanto a Maria Chiara Giannetta (L’amore e altre seghe mentali, Blanca, Don Matteo) e Francesco Di Napoli (Hey Joe, Romulus, La paranza dei bambini) anche Elena Lietti (Il sol dell’avvenire, Il Miracolo, Anna), che interpreta il vicequestore Antonella Reja, diretto superiore di Rosa, pronta a tutto per mettere alla prova la sua giovane recluta; Antonia Truppo (Lo chiamavano Jeeg Robot, Indivisibili, Mare Fuori) presta il suo volto a Nunzia Serafino, insospettabile boss del clan Incantalupo detta “Mamma Camorra”; Pasquale Esposito (Ripley, Hotel Portofino, Gomorra) interpreta Saro Incantalupo, boss latitante da oltre vent’anni che siede al vertice del clan omonimo. E ancora Federico Tocci (C’è ancora domani, La casa degli sguardi, Speravo de morì prima) nei panni di Carlo Morano, collega e amico fedele di Rosa, e Francesco Foti (Il Cacciatore, I Leoni di Sicilia, Un’estate fa) in quelli di Paolo D’Intrò, Sostituto Procuratore di Napoli, figura di spicco della lotta contro la criminalità organizzata.

Il soggetto di serie è stato elaborato da Giordana Mari con Giampaolo Simi e Vittorino Testa. Alla sceneggiatura Giordana Mari, a capo di una writers’ room tutta al femminile che include anche Fortunata Apicella, Serena Patrignanelli e Michela Straniero.

Guarda il trailer

Guarda l’intervista all’attore Francesco Foti che interpreta il sostituto procuratore D’Intrò

 

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Cinema

Marsala, Mille volti una storia

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 25 maggio 2026: Mattinata ricca di emozioni al Teatro Impero, a Marsala, dove si è tentuta la cerimonia di presentazione del progetto Cinema per la Scuola(Cinema e immagini per la scuola) “Visioni fuori luogo” nell’ambito del quale alcuni studenti, del Liceo Pascasino – Giovanni XXIII e di altre Scuole Secondarie di Primo grado del territorio, sono state protagonisti di una mini serie web, in tre puntate, dal titolo “Marsala: mille volti, una storia”. Il lavorio filmico esplora la realtà multiculturale di #marsala attraverso le storie di giovani immigrati e documenta le loro esperienze, le sfide, i sogni e le speranze, con l’obiettivo di sfatare stereotipi e pregiudizi e promuovere una cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, di cui Marsala è città pilota. Il progetto che ha portato alla realizzazione delle tre puntate, è stato realizzato dagli esperti: Giacomo Di Girolamo (Sceneggiatore), Francesco Dinolfo (Direttore della Fotografia) e Alessio Piazza (Regia) e seguito dalla prof.ssa Rossella Nocera, in qualità di responsabile scientifico, dalle docenti A. Galfano, I. Pellegrino e R. Zizzo, in qualità tutor e dal prof. Luca Facciolo, in qualità di Valutatore. Per l’occasione è stata nominata una giuria di esperti (attori e docenti di cinematografia), composta da Ester Pantano, Sofia Fici, Luana Rondinelli, Claudio Casisa e Ivan Scinardo, che ha premiato, a conclusione dell’evento, i migliori attori protagonisti e non.
 

 

 

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